Venticinque anni dopo, le immagini delle Torri Gemelle continuano ad appartenerci. Ma prima delle immagini, dei numeri e della Storia vengono le persone: chi ha perso la vita, chi ha soccorso, chi è sopravvissuto e chi da quel giorno convive con un’assenza.
Ci sono date che non abbiamo bisogno di cercare sul calendario e l’11 settembre è una di queste. Sono trascorsi venticinque anni, eppure basta rivedere quelle immagini perché la distanza del tempo sembri improvvisamente molto più breve.
New York, il fumo che invade il cielo, le persone che corrono, le sirene, i volti increduli. Milioni di noi guardavano qualcosa che sembrava impossibile mentre stava accadendo davvero. Poi il crollo delle Torri Gemelle e la percezione immediata che quella mattina avrebbe cambiato molto più dello skyline di una città.
Oggi, però, vorrei andare oltre le immagini che conosciamo tutti. Perché prima di diventare una delle pagine più drammatiche della storia contemporanea, l’11 settembre è stato la vita di migliaia di persone interrotta durante una giornata cominciata come tante altre.
Uomini e donne erano andati al lavoro. Altri erano saliti su un aereo pensando alla destinazione che li aspettava. Vigili del fuoco, poliziotti e soccorritori, mentre migliaia di persone cercavano disperatamente una via d’uscita, decisero di entrare. Dietro di loro c’erano famiglie che avrebbero aspettato una telefonata, una notizia, qualsiasi cosa potesse ancora lasciare spazio alla speranza.
È forse questo che il tempo rischia di sottrarci. Ricordiamo il numero delle vittime, il luogo, l’ora, la sequenza degli attentati, ma dietro le quasi tremila persone uccise c’erano nomi, affetti, progetti, appuntamenti fissati per il giorno dopo, figli da riabbracciare, vite normali che nessuno immaginava potessero finire quella mattina.

E poi ci sono coloro che sono rimasti. Chi è sopravvissuto portandosi dentro ciò che ha visto, chi ha prestato soccorso, chi ha perso un marito, una moglie, un figlio, un genitore, un amico. Per loro l’11 settembre non è mai stato soltanto una data da commemorare una volta all’anno.
A venticinque anni di distanza continuiamo a ricordarlo perché la memoria non appartiene soltanto alla Storia, appartiene alle persone. A chi quella mattina era lì, a chi ha cercato di salvare una vita, a chi è riuscito a tornare a casa e a chi ancora oggi convive con un’assenza.
E soprattutto a quelle quasi tremila persone che iniziarono una giornata come tante senza sapere che sarebbe stata l’ultima. Ricordarle significa prima di tutto non permettere che diventino soltanto un numero.
Salve sono una manager esperta in comunicazione, che punta sull’innovazione e la ricerca, il mio settore è legato alla sfera moda anche se la mia cultura e il mio spirito di osservazione mi portano ad avere sfaccettature che sinergicamente si avvicinano all’arte, alla musica e a tutto ciò che svela la nuova tendenza. Adoro il mondo del Fashion che coltiva la cultura e le tradizioni: incantata dalla genialità di un Alexander McQueen e dall’eleganza innovativa di un Jean Paul Gaultier. Sono una sognatrice autentica che crede che le passioni sono l’alimento per concretizzare i sogni, amo viaggiare,visitare musei, conoscere e documentarmi sempre….





