Un triste annuncio per chi non era soltanto un campione, ma un vero simbolo del calcio.
Con la scomparsa di Franco Baresi, all’età di 66 anni, il Milan perde la sua bandiera, mentre lo sport italiano saluta uno dei difensori più eleganti, leali e rappresentativi di tutti i tempi
Difensore straordinario, capitano esemplare e autentica icona rossonera, Baresi ha attraversato oltre vent’anni di storia del club milanese, diventandone il volto più riconoscibile. La sua maglia numero 6, ritirata dal Milan al termine della carriera, non rappresenta soltanto un numero, ma un’eredità destinata a vivere nel tempo. A dare la notizia è stato il Milan, che ha affidato ai propri canali ufficiali un messaggio carico di commozione, ricordando come il suo esempio, la sua profondità umana e il suo attaccamento ai colori rossoneri resteranno per sempre parte del DNA del club. Nel 2025 Baresi era stato sottoposto a un intervento chirurgico per un nodulo polmonare. Le sue condizioni sembravano essersi stabilizzate, ma una successiva ricaduta ha aggravato il quadro clinico fino al tragico epilogo.

Nato a Travagliato, in provincia di Brescia, l’8 maggio 1960, Baresi entrò giovanissimo nel settore giovanile rossonero. Esordì in Serie A a soli 17 anni e da quel momento non lasciò mai il Milan, scegliendo di legare tutta la propria carriera a un’unica maglia. Una fedeltà sempre più rara nel calcio moderno. Con lui il Milan ha vissuto tutte le stagioni della propria storia: dallo scudetto della stella nel 1979 ai difficili anni della Serie B, fino alla rinascita che avrebbe portato ai trionfi europei dell’era Arrigo Sacchi e successivamente di Fabio Capello.
Era il capitano che guidava la difesa con intelligenza, anticipando gli avversari e trasformando il fuorigioco in un’arte. Anche con la Nazionale italiana il suo contributo è stato straordinario. Convocato da Enzo Bearzot nel gruppo campione del mondo del 1982, pur senza scendere in campo, è diventato negli anni uno dei pilastri dell’Italia. Memorabile il Mondiale del 1994 negli Stati Uniti: dopo un grave infortunio al menisco rimediato contro la Norvegia, riuscì a recuperare in tempi record per disputare la finale contro il Brasile, offrendo una prestazione di altissimo livello. Rimase il dolore per l’errore ai calci di rigore, ma quel gesto non ha mai cancellato la grandezza del campione. Il suo palmarès racconta una carriera irripetibile: sei Scudetti, tre Coppe dei Campioni/Champions League, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe UEFA, quattro Supercoppe Italiane, oltre al titolo mondiale conquistato con l’Italia nel 1982, al bronzo di Italia ’90 e all’argento di USA ’94.

Ma ridurre Franco Baresi ai trofei sarebbe limitante. È stato il simbolo della correttezza, della disciplina, della leadership silenziosa e dell’appartenenza. In un calcio sempre più veloce e spettacolare, ha dimostrato che si può diventare leggenda senza eccessi, lasciando parlare il talento, il sacrificio e il rispetto. Con la sua scomparsa se ne va una delle ultime grandi bandiere del calcio italiano. Rimane però un patrimonio di valori che continuerà a ispirare generazioni di tifosi, calciatori e appassionati. Perché alcuni campioni lasciano il campo, ma le loro lezioni restano per sempre.
Salve sono una manager esperta in comunicazione, che punta sull’innovazione e la ricerca, il mio settore è legato alla sfera moda anche se la mia cultura e il mio spirito di osservazione mi portano ad avere sfaccettature che sinergicamente si avvicinano all’arte, alla musica e a tutto ciò che svela la nuova tendenza. Adoro il mondo del Fashion che coltiva la cultura e le tradizioni: incantata dalla genialità di un Alexander McQueen e dall’eleganza innovativa di un Jean Paul Gaultier. Sono una sognatrice autentica che crede che le passioni sono l’alimento per concretizzare i sogni, amo viaggiare,visitare musei, conoscere e documentarmi sempre….




