James Van Der Beek se n’è andato a 48 anni. Per molti resterà per sempre Dawson Leery, il ragazzo idealista di Dawson’s Creek, simbolo di un’adolescenza inquieta e sentimentale che tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila imparava a raccontarsi in televisione. La notizia della sua morte è stata confermata dall’ufficio del medico legale della contea di Travis, in Texas. Alla fine del 2024 l’attore aveva rivelato di essere affetto da un cancro al colon-retto. Ne aveva parlato pubblicamente con lucidità, senza retorica, raccontando anche un sintomo inizialmente sottovalutato — che attribuiva al caffè — e ribadendo l’importanza della diagnosi precoce. Avrebbe dovuto partecipare a una reunion del cast a settembre, ma le sue condizioni di salute lo avevano costretto a rinunciare. La moglie, Kimberly Van Der Beek, lo ha ricordato con parole semplici e profonde, raccontando come abbia affrontato gli ultimi giorni “con coraggio, fede e grazia”.
Dawson, molto più di un personaggio
Nato l’8 marzo 1977 a Cheshire, nel Connecticut, Van Der Beek cresce tra il baseball — il padre Jim fu giocatore professionista — e il teatro, grazie alla madre Melinda, ballerina di Broadway. A tredici anni è già sul palco come Danny Zuko in Grease. Poi New York, l’off-Broadway, i primi provini.
La svolta arriva nel 1998: il ruolo da protagonista in Dawson’s Creek lo consacra a icona generazionale. Per dedicarsi alla serie lascia l’università, la Drew University, dove studiava con una borsa di studio. La serie andrà in onda fino al 2003, diventando uno dei racconti televisivi più influenti dell’epoca.

Il suo Dawson non era l’eroe perfetto. Era fragile, idealista, a tratti eccessivo. E proprio per questo autentico. In un’epoca in cui i teen drama iniziavano a parlare di emozioni senza filtri, Van Der Beek seppe dare volto a un’adolescenza che cercava parole nuove per dire amore, amicizia, paura di crescere.
Dopo la fine della serie, l’attore tentò strade diverse, alternando cinema e televisione. Memorabile la sua autoironia nella sitcom Non fidarti della str** dell’interno 23*, dove interpretava una versione caricaturale di sé stesso. Partecipò a Csi: Cyber, comparve in Modern Family, Pose e in diversi progetti cinematografici, tra cui Bad Hair (2020) e The Bad Boy and Me (2024).

Nel dicembre 2024, poche settimane dopo aver reso pubblica la diagnosi, scelse di esporsi per sensibilizzare sul tema dei tumori maschili e del colon-retto, partecipando allo speciale televisivo The Real Full Monty. Ancora una volta, trasformando la vulnerabilità in testimonianza.
Van Der Beek lascia la moglie Kimberly, sposata nel 2010, e sei figli: Olivia, Joshua, Annabel, Emilia, Gwendolyn e Jeremiah. Una famiglia numerosa, spesso al centro dei suoi racconti sui social, dove negli ultimi anni aveva mostrato un volto più intimo e riflessivo.
La sua scomparsa non è soltanto la perdita di un attore. È la fine di un capitolo emotivo per chi è cresciuto con Dawson’s Creek. Perché alcuni personaggi diventano specchi generazionali. E alcuni volti, anche quando smettono di essere in primo piano, restano legati a un’epoca.
James Van Der Beek è stato questo: un simbolo discreto di fragilità esposta, di idealismo senza cinismo. E in un tempo che spesso premia l’eccesso, la sua misura resta la cifra più preziosa.




