L’Italia saluta Ornella Vanoni, una delle interpreti più autorevoli e riconoscibili della musica leggera italiana. Si è spenta a Milano all’età di 91 anni, nella sua casa, come aveva sempre desiderato. Con lei se ne va una voce che non ha solo cantato il nostro Paese: lo ha incarnato, amato, provocato e raccontato.
Artista indisciplinata e libera, Vanoni ha attraversato quasi settant’anni di carriera senza mai perdere autenticità. Più di 55 milioni di dischi venduti, oltre cento progetti discografici tra album, raccolte e EP, otto partecipazioni a Sanremo, collaborazioni con alcuni dei più grandi autori della nostra storia musicale. Ma soprattutto, un timbro che non somigliava a nessun altro.
Dagli esordi al Piccolo Teatro di Milano, sotto la guida di Giorgio Strehler, la sua vita è stata un continuo sconfinare: dal teatro alla musica, dalle “canzoni della mala” al jazz, dalla bossa nova alla canzone d’autore.
La sua voce ha abitato le parole di Paoli, Dario Fo, Paolo Conte, De André, Fossati, Dalla, Mogol, Cocciante, Renato Zero, fino ai rapporti creativi con artisti più giovani come Pacifico e Francesco Gabbani.
Era l’unica donna ad aver vinto due Premi Tenco. L’unica capace di attraversare generi e generazioni con la stessa naturalezza con cui attraversava un palco.
Tra i brani che hanno segnato la memoria collettiva: L’appuntamento, Una ragione in più, Insieme a te non ci sto più, Domani è un altro giorno, Senza fine.
Canzoni che non hanno età, come lei.

Una vita senza filtri
Nata a Milano nel 1934, cresciuta tra Svizzera, Francia e Inghilterra, Ornella ha sempre portato con sé una cifra personale precisa: la sincerità.
A 19 anni l’amore travolgente per Strehler, poi la relazione con Gino Paoli, segnata da un dolore mai nascosto.
Il matrimonio con l’impresario Lucio Ardenzi, la nascita del figlio Cristiano, gli errori riconosciuti, le fragilità mai mascherate.
Umani, reali, profondi.
Il suo rapporto con la vita è sempre stato lo stesso: diretto e senza mezze misure. Anche quando parlava della morte:
“Capirò quando sarà il momento. Non voglio restare inutile alla vita e che la vita diventi inutile a me.”
La fragilità come parte del coraggio
Vanoni non ha mai nascosto la sua battaglia contro la depressione. Ha raccontato la malattia con la stessa onestà con cui ha cantato l’amore.
Ha parlato dell’ansia, dell’insonnia, delle ricadute, degli anni difficili trascorsi in istituto e della cura che l’ha aiutata a riprendersi. Una testimonianza rara, preziosa, soprattutto da parte di un’artista così esposta.
“La persona depressa è vuota”, diceva. “Non sente e non riceve emozioni”.
Eppure, nella sua voce noi abbiamo sempre sentito tutto.

Un’eredità senza fine
Ornella Vanoni non lascia solo canzoni: lascia uno stile di interpretazione, un modo di stare sulla scena, un’ironia tagliente e un’eleganza non costruita.
Lascia una lezione di autenticità: essere se stessi fino in fondo, anche quando non conviene.
Soprattutto quando non conviene.
La sua voce rimane.
La sua verità pure.
Perché certi artisti non finiscono: continuano a vibrare nel modo in cui ci hanno fatto sentire vivi.
Salve sono una manager esperta in comunicazione, che punta sull’innovazione e la ricerca, il mio settore è legato alla sfera moda anche se la mia cultura e il mio spirito di osservazione mi portano ad avere sfaccettature che sinergicamente si avvicinano all’arte, alla musica e a tutto ciò che svela la nuova tendenza. Adoro il mondo del Fashion che coltiva la cultura e le tradizioni: incantata dalla genialità di un Alexander McQueen e dall’eleganza innovativa di un Jean Paul Gaultier. Sono una sognatrice autentica che crede che le passioni sono l’alimento per concretizzare i sogni, amo viaggiare,visitare musei, conoscere e documentarmi sempre….



