Alessio Piccirillo: comunicazione, cinema e autenticità

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Per la sezione Interviste, Wonderyou ha avuto il piacere di chiacchierare con Alessio Piccirillo, una figura poliedrica nel panorama della comunicazione e dello spettacolo.

Con il suo team “Manzo&Piccirillo” cura il lancio di film italiani e stranieri, programmi TV e rappresenta come press agent attori e registi.
Autore e ora anche scrittore, ha costruito nel tempo un percorso che abbraccia cinema, teatro e televisione, sempre con una costante: l’attenzione per le persone e le storie autentiche.

E: Il tuo lavoro ti porta a stretto contatto con molti artisti. Che tipo di rapporto hai con loro?
AP: È di estrema trasparenza e fiducia. Lavorare nella comunicazione del mondo dello spettacolo non sempre è facile. Le carriere e il lavoro dei miei artisti spesso si intrecciano con le loro vite private. Mi muovo su un terreno delicato che merita sempre molta attenzione.

 

Alessio Piccirillo

 

E: Come hai iniziato il tuo lavoro e come è proseguito?
AP: Ho frequentato il Dams e mi sono ritrovato ad aiutare un’amica attrice a promuovere la sua immagine per una fiction. Da lì è partito tutto. Col tempo ho sviluppato un rapporto sempre più stretto con attori e attrici.
In seguito ho conosciuto Pierluigi Manzo, il mio attuale socio, siamo cresciuti professionalmente insieme. La cosa più bella che potesse accadere. Abbiamo lavorato a quasi trecento film, collaborato con star internazionali del calibro di Al Pacino e Michael Fassbender. Adesso siamo gli uffici stampa del Torino Film Festival, inoltre rappresentiamo anche brand importanti come Campari alla Mostra del Cinema di Venezia.

E: Qual è il tipo di legame tra artista e ufficio stampa?
AP: Da giovane, soprattutto all’inizio, c’è stato il rischio di confondere l’amicizia con il lavoro e ho sempre pagato il prezzo di quella confusione. Che non significa non provare stima e affetto, ma serve equilibrio: loro in me vedono un professionista, qualcuno che li ascolta e gestisca le loro carriere. Ci sono eccezioni speciali — ma preferisco non fare nomi – in cui il legame è forte al di là del lavoro anche sul piano umano.

 

Alessio Piccirillo

 

E: Cosa determina il successo di un buon rapporto professionale?
AP: Ripeto, fiducia, stima e rispetto sono alla base di tutto: se mancano, non si può costruire nulla di duraturo.

E: Parliamo del tuo romanzo “Siamo stelle che brillano”, scritto insieme a Vittoria Schisano. Da dove nasce l’idea?
AP: Il progetto è nato dal desiderio di creare qualcosa di bello insieme a Vittoria, per me è come una sorella. L’avevo già accompagnata nel progetto della sua biografia e, dopo la pandemia, ci è stato proposto di lavorare a un romanzo. Volevamo raccontare una storia che avesse un messaggio universale. Così è nato Siamo stelle che brillano: la storia di Cristiano, un bambino di nove anni che si sente diverso, costretto a crescere in un mondo che non lo comprende. Il romanzo segue Cristiano nella crescita, fino all’adolescenza e poi nel suo percorso verso la libertà. Saranno una zia, figura centrale nella sua vita, e un gruppo di amici speciali, a dargli il coraggio di essere se stesso.

E: Chi sono, allora, le “stelle che brillano”?
AP: Sono tutte quelle persone che cercano la forza di brillare a prescindere, nonostante le difficoltà sulla loro strada. Si tratta di un romanzo corale, ambientato negli anni ’80, un periodo storico importante per tutta la comunità Queer. Il messaggio di quest’opera resta volutamente positivo: la vita, per quanto difficile, può sempre riscattarsi.
È un libro dedicato “a chi si sente rotto”, a chi ha la sensazione di non appartenere a nessun luogo. È un invito a lottare per trovare la propria luce.

 

Alessio Piccirillo
Foto: Marco Scarpa

 

E: Com’è stato avventurarsi nel mondo della scrittura?
AP: Un viaggio bellissimo e faticoso. Lavorare a un romanzo è stato completamente diverso dal mio modo abituale di approcciarmi alla scrittura per la comunicazione: lì devo essere asciutto, diretto, immediato; qui, invece, ho potuto scavare dentro me stesso.
Ci abbiamo lavorato per quasi tre anni. Spesso scrivevo tra un festival e l’altro, di notte, ritagliandomi del tempo tra mille impegni. Scrivere mi porta in un’altra dimensione.

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E: E come fai a uscirne?
AP: Hai presente come funziona una lampadina a Led? Anche quando l’interruttore è spento, continua a brillare leggermente. Ecco, la mia testa funziona così — resta accesa, anche quando sembra a riposo.

E: Com’è stato lavorare con Vittoria Schisano alla scrittura?
AP: Ha portato una profondità emotiva al personaggio che solo lei poteva dare.

E: Che tipo di riscontro avete avuto dai lettori?
AP: Molto positivo. Abbiamo presentato il libro in diverse occasioni, scuole, festival, il 20 novembre saremo anche a Torino al Circolo dei Lettori, e ogni incontro è stato intenso, bellissimo.
Ci scrivono in molti dopo aver letto il libro, ognuno ci ritrova parti di sé, soprattutto quelli della nostra generazione. Il mondo in quest’ultimi anni è cambiato profondamente, sono stati rimessi in discussione diritti fondamentali acquisiti e Siamo Stelle Che Brillano rappresenta la nostra piccola forma di resistenza, una voce per chi non ne ha.

 

Alessio Piccirillo

 

E: Secondo te, oggi manca la voglia di lottare per realizzare i propri sogni?
AP: Viviamo in un’epoca veloce, vogliamo tutto e subito. I più giovani spesso sono persi,  incapaci di orientarsi. Invece è importante fermarsi, guardarsi dentro e capire cosa desideriamo davvero. E se trasformi la paura in qualcosa di positivo, di creativo, allora può diventare la tua forza più grande.

E: Progetti futuri?
AP: Mi trovo a Torino, in piena atmosfera Torino Film Festival, tra film e attività legate al cinema.
Sto lavorando al mio secondo romanzo: un thriller ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto. È un progetto completamente diverso, ma anche questa volta il tema di fondo resta lo stesso: la ricerca della verità, dentro e fuori di sé.


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