Atelierd.isagio: sfilata-performance P/E 2026 a Roma

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Il cerchio si chiude, il Carnevale inizia

Il Martedì Grasso romano si è acceso di una luce nuova, vibrante, quasi rituale. Il 17 febbraio, dalle 21:00, negli spazi suggestivi de La Vaccheria, nel cuore dell’EUR, con il patrocinio del Municipio Roma IX EUR, Isa Giovannozzi, stilista e anima visionaria di Atelierd.isagio, ha presentato la collezione Primavera/Estate 2026: Il Cerchio, Il Circo, Il Carnevale. Non una semplice sfilata, ma una dichiarazione d’intenti, un atto teatrale, un rito collettivo capace di trasformare la moda in esperienza viva.

Immersiva, totalizzante, volutamente stravagante, la performance ha trasformato la passerella in un organismo pulsante. I capi, confezionati dalla sartoria Frykowska diretta da Rita Quinto, hanno preso forma e poi l’hanno abbandonata, si sono rovesciati, stratificati, riconfigurati davanti agli occhi del pubblico. Sul fondo del défilé, un cavalletto e una sedia non erano semplici oggetti scenici ma strumenti di metamorfosi: le modelle vi attingevano accessori, ribaltavano capi double-face, ridefinivano silhouette in tempo reale. Si percepiva il fruscio dei tessuti mentre i volumi cambiavano, sotto lo sguardo sospeso di una platea rapita. L’abito non era più un punto fermo, ma un processo.

 

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Ph: Giacomo Lattanzio

 

L’incipit narrativo è stato affidato al Cerchio, simbolo di ritorno e rinascita. Cinque uscite in passerella hanno attraversato i bianchi puri e imperfetti, i toni della terra, la luce tenue di un ciclo che si chiude e si riapre. Fibre naturali, tessuti vegetali, materiali deadstock e rigenerati hanno raccontato un’idea di sostenibilità concreta, mai gridata ma intimamente coerente. Un inizio quasi spirituale, essenziale, che ha posto le basi di un racconto destinato a crescere.

Poi è arrivato il Circo, con otto uscite esplosive tra colori primari, stampe eccentriche e combinazioni inattese. Colletti patchwork nati dagli scarti ricuciti, inserti rimovibili capaci di modificare la silhouette, dettagli che sorprendevano a ogni passaggio. Le voci intense e modulanti di Elda Alvigini e Gabriele Giovannozzi hanno guidato il pubblico in un crescendo emotivo, mentre gli acrobati del duo CIRCOlante tracciavano geometrie nell’aria, incarnando fisicamente il tema della trasformazione e diventando estensione viva dei capi in movimento. Il tappeto sonoro inedito firmato dalla musicista Elaisa Mancini, riprodotto dal vivo da DJ Lee Ash, pulsava come un cuore elettronico sotto la narrazione, fondendo corpo, suono e tessuto in un dialogo continuo.

 

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Ph: Giacomo Lattanzio

 

Infine il Carnevale, non come maschera che nasconde ma come libertà che rivela. Otto nuove uscite hanno portato in scena iridescenze e metalli scuri, “la notte prima della rinascita”, silhouette stratificate, contrasti netti, volumi mutati da lacci e coulisse. L’identità si è fatta fluida, modulare, unisex. Per Isa Giovannozzi la moda non veste semplicemente il corpo: lo interroga, lo moltiplica, gli concede più possibilità di esistere. È questa la filosofia che attraversa il brand, da sempre orientato verso capi trasformabili, reversibili e aperti all’interpretazione personale.

 

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La designer Isa Giovannozzi – Ph: Giacomo Lattanzio

 

Nel gran finale tutti i look sono tornati insieme, attraversando lo spazio e il pubblico in un movimento corale. Non più distanza tra passerella e platea: staff, performer e spettatori coinvolti nello stesso flusso, in un serpentone vivo intrecciato ai tre cerchi espositivi. Il clamore è stato autentico, spontaneo, accompagnato da applausi e da un entusiasmo palpabile. La sfilata ha superato i confini dell’evento moda, trasformandosi in un rito collettivo di Carnevale.

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Elda Alvigini – Ph: Giacomo Lattanzio

 

La scelta degli accessori ha ampliato ulteriormente l’universo narrativo della collezione grazie alla collaborazione con l’artista Vincenza Biancongino – Mulier Insolens per i bijoux, con TheCrabbyLab per le borse e con unConventionaLpeople per i copricapi. A catturare l’anima della serata sono stati gli scatti di Rebecca Manente, insieme a Simona Carbone e Giacomo Lattanzio, capaci di restituire l’intensità di ogni gesto, ogni dettaglio, ogni sguardo.

Dietro la magia della passerella, però, c’era il battito silenzioso del backstage: sarte, assistenti, tecnici, truccatori, parrucchieri, coordinatori. Mani che hanno stretto lacci all’ultimo secondo, occhi che hanno controllato cuciture e luci, energie che hanno sostenuto il ritmo incalzante di una performance complessa e stratificata. È questa la squadra giusta, quella che non cerca il riflettore ma lo rende possibile, che lavora nell’ombra affinché la visione diventi realtà.

Il Cerchio, Il Circo, Il Carnevale è stato un invito a vivere la moda come spazio di possibilità: un abito può avere più vite, un corpo può essere molti corpi, l’identità è un movimento continuo. E in quella notte di Martedì Grasso, a Roma, la trasformazione non è stata soltanto un tema. È diventata esperienza condivisa, palpabile, memorabile. Perché quando la passione chiama, la luce entra.


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