Nel cuore scintillante della Fashion Week di Parigi, dove ogni sguardo può trasformarsi in un giudizio e dietro la perfezione di un abito si nascondono ore di lavoro invisibile, Couture sceglie di guardare altrove. Non alla passerella, ma a ciò che accade prima. Non all’immagine perfetta, ma alle fragilità che quella stessa immagine tenta spesso di nascondere.
Diretto da Alice Winocour, il film intreccia i destini di tre donne che attraversano, ciascuna a proprio modo, un momento di trasformazione. Al centro c’è Maxine, interpretata da Angelina Jolie, regista americana arrivata a Parigi per realizzare un film legato a una sfilata. Accanto a lei Ada, giovane modella catapultata in un universo che ancora non le appartiene, e Angèle, truccatrice che osserva volti e vite mentre cerca una propria direzione.
La moda diventa così una metafora. Si cuce un abito, si corregge un’imperfezione, si modifica un’immagine, inseguendo una perfezione destinata a durare il tempo di una passerella. Ma cosa accade quando nella vita arriva qualcosa che non può essere corretto, nascosto o semplicemente aggiustato?
Per Maxine la risposta arriva attraverso una diagnosi di tumore al seno. È qui che il film cambia registro e la sua protagonista rivela la parte più interessante della propria interpretazione.

Angelina Jolie abbandona progressivamente quella corazza iconica alla quale il cinema e l’immaginario collettivo ci hanno abituati. Non cerca la scena, non forza l’emozione e soprattutto non trasforma la sofferenza in spettacolo. Lavora per sottrazione. Nei momenti più intimi, in particolare nei colloqui con il medico interpretato da Vincent Lindon, un silenzio, uno sguardo trattenuto, una paura che non ha bisogno di essere dichiarata diventano più potenti di qualsiasi esplosione drammatica.
Ed è forse questa la sorpresa più bella di Couture: ritrovare l’attrice prima ancora della star.

Una donna che siamo abituati a percepire quasi irraggiungibile accetta di mostrarsi vulnerabile senza rinunciare alla propria forza. La storia personale di Jolie rende inevitabilmente ancora più delicata la materia affrontata dal film, ma non diventa mai una scorciatoia interpretativa. La recitazione rimane misurata, controllata, autentica.

Funzionano anche i momenti condivisi con Louis Garrel. Tra i due nasce un’alchimia costruita sui piccoli gesti e su un’ironia sottile, capace di alleggerire una storia che rischierebbe altrimenti di rimanere sospesa nella propria malinconia.
E poi c’è Parigi, ma non quella delle cartoline. La macchina da presa entra negli atelier, segue le mani, i tessuti, le prove, le correzioni e quel lavoro quasi invisibile che precede pochi minuti di passerella. Gli spazi di Chanel restituiscono alla moda la sua dimensione più autentica: quella del mestiere, dell’artigianalità e delle persone che costruiscono la perfezione senza necessariamente apparire.
Couture, tuttavia, non è privo di debolezze. La volontà di intrecciare più esistenze finisce talvolta per disperdere la narrazione. Alcune sottotrame vengono aperte senza avere il tempo necessario per acquisire vera profondità e il continuo passaggio tra le protagoniste lascia, in alcuni momenti, la sensazione di un’opera che voglia raccontare troppo.
Ed è proprio quando la struttura mostra le sue fragilità che emerge maggiormente la forza della protagonista. Quando la storia perde compattezza, è il suo volto a restituirle intensità.

Couture non è un film perfetto e forse avrebbe avuto bisogno di qualche filo narrativo in meno. Ma possiede qualcosa che vale la visione: una protagonista sorprendentemente essenziale.
Dopo tanti personaggi sostenuti anche da una straordinaria presenza scenica, qui Jolie sceglie una strada differente: non imporsi sull’inquadratura, ma abitarla. Ed è proprio rinunciando alla dimensione dell’icona che ricorda al pubblico quanto sia capace di essere, semplicemente, una grande attrice.
Magnetica senza essere dominante, vulnerabile senza diventare debole, elegante senza trasformare l’eleganza in posa.
Forse Couture lascia qualche filo sospeso. Ma quello affidato ad Angelina Jolie è cucito con una precisione rara. E quando le luci della Fashion Week si abbassano e il glamour perde importanza, è soprattutto la sua interpretazione a rimanere.
Couture, diretto da Alice Winocour e interpretato da Angelina Jolie, vi attende al cinema dal 26 agosto 2026, distribuito da Plaion Pictures.
Salve sono una manager esperta in comunicazione, che punta sull’innovazione e la ricerca, il mio settore è legato alla sfera moda anche se la mia cultura e il mio spirito di osservazione mi portano ad avere sfaccettature che sinergicamente si avvicinano all’arte, alla musica e a tutto ciò che svela la nuova tendenza. Adoro il mondo del Fashion che coltiva la cultura e le tradizioni: incantata dalla genialità di un Alexander McQueen e dall’eleganza innovativa di un Jean Paul Gaultier. Sono una sognatrice autentica che crede che le passioni sono l’alimento per concretizzare i sogni, amo viaggiare,visitare musei, conoscere e documentarmi sempre….










