Si è tenuta ieri sera al Palasport di Roma l’ultima data del tour di Elodie, appuntamento conclusivo di un percorso live che ha riportato l’artista nella città in cui è cresciuta.
Dal palco, la cantante ha ricordato più volte il legame con la Capitale, sottolineato anche dalla presenza dei familiari in platea, elemento che ha dato alla serata un valore simbolico particolare.
La costruzione dello spettacolo ha puntato su un impianto visivo ricco e stratificato: una regia luminosa in costante movimento, coreografie distribuite lungo l’intera scaletta e una serie di cambi d’abito studiati per marcare le diverse fasi del concerto.
Un concerto che celebra la libertà, la voglia di ballare, di divertirsi, la diversità e l’erotismo. Body attillati, tutine e tacchi alti hanno accompagnato un’estetica dichiaratamente pop, magnetica, audace, erotica, galattica, come dice la cantante nel brano “Un’Ora“.

Tra i momenti più riconoscibili, l’ingresso dell’artista con una frusta, utilizzata a ritmo pochi istanti prima di essere lanciata verso il pubblico, trasformandola in una domatrice di tigri.
L’episodio introduce “Mi ami o mi odi”, aprendo una sezione particolarmente energetica. La performance si sviluppa su una combinazione di teatralità e resa vocale che, pur nel continuo movimento coreografico, mantiene stabilità e chiarezza.
Forte impatto visivo anche per “Dimenticarsi alle 7”, il brano portato da Elodie all’ultimo Festival di Sanremo: quindici drag queen dorate, simili a delle dee dell’Olimpo, intervengono ampliando il quadro estetico della canzone.
Tra loro Sypario, che in apertura aveva richiamato la sigla MEGA, Make Equality Great Again, parole che purtroppo, spesso, vengono dimenticate.
Non da tutti per fortuna, non da Elodie, non nel suo concerto. Non nella sua musica, che da risalto, fa brillare, riflettere luce, come un effetto strobo.
La scaletta alterna brani ritmati e momenti più distesi, con arrangiamenti che mettono in evidenza non solo la componente spettacolare, ma anche la dimensione vocale dell’artista, capace di mantenere omogeneità interpretativa nei diversi registri della serata, come il brano “Vertigine“.
L’appuntamento romano ha così segnato la conclusione di un percorso che unisce musica, divertimento, inclusione, amore, immagine e performance, confermando il ruolo sempre più centrale dell’artista nel panorama pop italiano contemporaneo.
Filippo Moro è uno sguardo curioso sul mondo, capace di trasformare un pensiero in parola con ironia e riflessione. Appassionato di scrittura e osservatore attento della realtà che lo circonda, ama dare forma a ciò che accade, offrendo un punto di vista lucido, chiaro e mai scontato.




