Un ciak mancato, un malore improvviso, un silenzio che pesa più di qualsiasi battuta. Sul set di Emily in Paris 5, a Venezia, il tempo si è fermato ieri sera: Diego Borella, 47 anni, assistente alla regia, è stato stroncato da un malore nello storico Hotel Danieli, mentre si preparava a girare l’ultima scena della giornata.
La notizia ha colpito il pubblico come un lampo, perché dietro la patina glamour di una produzione internazionale, spesso ci dimentichiamo di chi costruisce quel mondo che noi vediamo solo riflesso sugli schermi. Diego Borella era uno di loro: un uomo di cinema, ma anche di poesia, arti visive e letteratura, un professionista formato tra Roma, Londra e New York che aveva scelto di dedicare la sua vita a raccontare, dietro le quinte, le storie degli altri.

In queste ore la produzione ha sospeso le riprese, e la sua morte non è solo una perdita umana, ma anche il simbolo di una fragilità: quella di un mestiere fatto di passione assoluta, ritmi intensi e dedizione che spesso restano invisibili agli occhi del pubblico.

La grande narrazione dello spettacolo ci restituisce i volti famosi — le star che amiamo, i protagonisti che discutiamo sui social — ma raramente racconta di chi lavora al buio, nell’ombra di un set. Borella apparteneva a questa categoria: pilastri silenziosi del cinema, indispensabili eppure troppo poco celebrati. Senza di loro, le luci non si accendono, le scene non prendono vita, la magia non arriva mai sullo schermo.
La sua vicenda, così improvvisa e crudele, ci obbliga a riflettere: quanto poco sappiamo di chi trasforma il nostro intrattenimento quotidiano in mestiere, in sacrificio, in destino? E quanto sarebbe giusto riconoscere il valore delle “maestranze”, troppo spesso ridotte a voci di coda nei titoli di coda?

Oggi la comunità del cinema piange un professionista e un uomo che amava l’arte in tutte le sue forme, fino a scrivere favole e racconti per bambini, come se la sua missione fosse restituire immaginazione, bellezza e sogno, anche oltre il grande schermo.

Il set di Emily in Paris si è fermato. Ma questo silenzio, così improvviso, vale più di mille ciak: ci ricorda che il cinema è fatto di persone, non solo di storie. E che il volto più prezioso è spesso quello che non vediamo mai.
Salve sono una manager esperta in comunicazione, che punta sull’innovazione e la ricerca, il mio settore è legato alla sfera moda anche se la mia cultura e il mio spirito di osservazione mi portano ad avere sfaccettature che sinergicamente si avvicinano all’arte, alla musica e a tutto ciò che svela la nuova tendenza. Adoro il mondo del Fashion che coltiva la cultura e le tradizioni: incantata dalla genialità di un Alexander McQueen e dall’eleganza innovativa di un Jean Paul Gaultier. Sono una sognatrice autentica che crede che le passioni sono l’alimento per concretizzare i sogni, amo viaggiare,visitare musei, conoscere e documentarmi sempre….



