Premiato alla carriera nella serata inaugurale di Venezia 83, l’attore e regista parla di libertà di stampa, paura dell’altro e della capacità di una storia di avvicinarci a persone e realtà che non conosciamo.
George Clooney avrebbe potuto utilizzare il palco di Venezia per ripercorrere oltre quarant’anni di carriera e ricordare i film che lo hanno trasformato in una delle star più amate di Hollywood. Ha scelto invece di partire dal riconoscimento ricevuto per portare il discorso sul presente e su temi che riguardano tutti.
Nel primo giorno di Venezia 83, l’attore, regista e produttore americano ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera, suggellando un rapporto con la Mostra iniziato nel 1998 con Out of Sight e proseguito negli anni attraverso numerosi ritorni al Lido. Questa volta non c’era un nuovo personaggio da presentare o un film da accompagnare: era il suo percorso a essere celebrato.
Proprio nel momento in cui tutti gli occhi erano rivolti verso di lui, Clooney ha preferito allargare lo sguardo. Nel suo intervento ha parlato degli attacchi ai giornalisti, del clima di diffidenza che porta ad avere paura di chi non conosciamo e della responsabilità degli artisti nel continuare a raccontare storie capaci di ridurre questa distanza.

«Nessuno ride in una lingua diversa. Nessuno piange in una lingua diversa», ha detto, ricordando quanto sentimenti, preoccupazioni e legami finiscano per assomigliarsi più di quanto siamo spesso portati a credere.
Da qui una riflessione semplice ma tutt’altro che scontata: un film non può fermare le guerre o risolvere le grandi fratture della società, ma può farci entrare per qualche ora nella vita di qualcuno che non abbiamo mai incontrato e renderci partecipi della sua storia.
In un momento attraversato da conflitti e contrapposizioni, Clooney rivendica quindi la possibilità di osservare il mondo anche attraverso gli occhi degli altri. Non significa cancellare le differenze, ma provare a comprenderle prima di trasformarle in una barriera.

Il tema si lega direttamente alla libertà di informazione. Clooney ha ricordato gli attacchi contro i giornalisti e il valore di chi continua a fare domande anche quando sarebbe più comodo tacere. Un terreno che conosce bene: nel 2005 ha diretto Good Night, and Good Luck, dedicato al giornalista Edward R. Murrow e al suo confronto con il potere nell’America del maccartismo.
A Venezia ha espresso anche la propria preoccupazione per la concentrazione dei mezzi d’informazione nelle mani di pochi grandi proprietari e per l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla possibilità di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Questioni che riguardano il futuro del cinema e del giornalismo, ma soprattutto la qualità delle informazioni che arrivano ogni giorno alle persone.

La serata ha avuto anche una dimensione più personale. A introdurre la premiazione è stata Laura Dern, amica di lunga data dell’attore, mentre accanto a Clooney c’era la moglie Amal, avvocata internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani. A lei e ai loro figli ha dedicato uno dei momenti più intimi del suo intervento: «Non ho parole per descrivere quanto amo mia moglie e quanto sono orgoglioso di lei e dei nostri due figli».
Il Leone d’Oro arriva a 65 anni, dopo un percorso che Clooney ha raccontato senza trasformarlo in un esercizio di nostalgia. «Nessuno arriva da nessuna parte da solo», ha ricordato, riportando un riconoscimento individuale dentro una storia fatta anche di collaborazioni, amicizie e incontri.
Venezia ha premiato una delle grandi star del cinema contemporaneo, ma il senso della serata è andato oltre la celebrazione. Clooney ha ricordato che raccontare significa anche creare un ponte verso chi non conosciamo e che difendere la libertà di farlo rimane essenziale.
Nel giorno in cui Venezia celebrava George Clooney, lui ha scelto di utilizzare quel palco per ricordarci qualcosa di molto semplice: conoscere gli altri è ancora uno dei modi migliori per avere meno paura gli uni degli altri.
Salve sono una manager esperta in comunicazione, che punta sull’innovazione e la ricerca, il mio settore è legato alla sfera moda anche se la mia cultura e il mio spirito di osservazione mi portano ad avere sfaccettature che sinergicamente si avvicinano all’arte, alla musica e a tutto ciò che svela la nuova tendenza. Adoro il mondo del Fashion che coltiva la cultura e le tradizioni: incantata dalla genialità di un Alexander McQueen e dall’eleganza innovativa di un Jean Paul Gaultier. Sono una sognatrice autentica che crede che le passioni sono l’alimento per concretizzare i sogni, amo viaggiare,visitare musei, conoscere e documentarmi sempre….









