Guillermo del Toro: il ritorno del visionario che trasforma i sogni in cinema

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C’è qualcosa di profondamente poetico nel rivedere Guillermo del Toro al Lido, per l’82ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Un ritorno che non è semplice nostalgia, ma un viaggio circolare nel cuore del cinema che sogna, lotta, incanta. Ricordo perfettamente quel giorno del 2017. L’ho visto arrivare tra il vento salmastro della laguna e l’inconfondibile atmosfera sospesa della Mostra. Dopo una domanda, mi rivolse un sorriso che custodisco ancora come un piccolo frammento di verità. “Chissà, magari gli ho portato fortuna…”, mi dissi.

E in effetti, pochi giorni dopo, il Leone d’Oro consacrava il suo capolavoro La forma dell’acqua come vincitore assoluto. Il mondo applaudiva, e Hollywood gli consegnava l’Oscar per il miglior film e per la miglior regia.

 

Guillermo del Toro

 

Ma Del Toro è sempre stato molto più di questo.
È il regista che scava nelle fiabe oscure, nei mostri che ci abitano, nelle ferite dell’umanità. È l’artista che ha saputo rendere il diverso, il fragile, il dimenticato… protagonista.Il suo ritorno a Venezia oggi non è solo un evento da red carpet: è una dichiarazione d’intenti. È la presenza viva di chi non ha mai smesso di credere che il cinema debba essere una forma di resistenza artistica, un linguaggio che protegge la fantasia dall’omologazione.

 

Guillermo del Toro
Una scena di Frankenstein di Guillermo del Toro – NETFLIX

 

Frankenstein, un sogno lungo una vita

La storia d’amore tra Guillermo del Toro e Frankenstein inizia in un tempo lontano, quando un ragazzino di appena sette anni si trovò tra le mani il capolavoro di Mary Shelley. Da allora, quel mostro incompreso divenne per lui molto più che un personaggio letterario: fu una voce interiore, un compagno di viaggio, un’ossessione creativa. Ogni versione vista sul grande schermo lasciava in lui un senso di incompiutezza. Nessuno sembrava aver compreso fino in fondo la malinconia, la solitudine, la poesia che lui avvertiva in quelle pagine.
Così, il sogno di realizzare la sua versione di Frankenstein lo ha accompagnato per tutta la vita. E oggi, finalmente, si compie.

 

Guillermo del Toro
Felix Kammerer, Oscar Isaac, Guillermo del Toro, Jacob Elordi e Mia Goth – Ph: Theo Wargo // Getty Images

 

Il quarto giorno dell’82ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia si tinge di attesa e fascino: arriva Frankenstein, firmato Guillermo del Toro e distribuito da Netflix.
Uno dei film più attesi della stagione, che approderà sulla piattaforma il 7 novembre, ma che qui, al Lido, ha già il sapore dell’evento.

Perché ogni volta che Del Toro tocca una storia, non la racconta semplicemente: la trasforma. In qualcosa di più profondo. In un frammento d’anima.

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Guillermo del Toro
Una scena di Frankenstein di Guillermo del Toro – NETFLIX

 

Il cinema come rifugio e rivoluzione

Venezia, in fondo, è il suo luogo dell’anima. Qui la laguna incontra il sogno, il silenzio si intreccia con la visione, il tempo si ferma davanti a un’inquadratura che ci restituisce verità.
Del Toro non ha mai avuto bisogno di effetti speciali per stupire: ha sempre preferito l’emozione, la bellezza, la malinconia che abita l’invisibile.

La sua opera è un abbraccio al diverso, al non detto, al non visto.
È per questo che ogni suo ritorno è una lezione di cinema, ma anche di umanità.

Ben tornato, maestro delle ombre luminose.
Venezia ti accoglie come si accoglie chi sa restare fedele a sé stesso, anche quando il mondo cambia direzione.
E se davvero ti ho portato fortuna… beh, che questa magia continui.


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