Auto elettrica e guida autonoma: quando la tecnologia sorprende… troppo

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Quando la tecnologia smette di assistere e inizia a decidere: il viaggio (non solo su strada) del signor Mario tra sicurezza promessa e autonomia rubata.

Agosto. Aria di vacanze. Il signor Mario, sessant’anni portati con dignità e un amore sincero per le auto “come si facevano una volta”, parte per il mare con la sua famiglia e con un’auto nuova di zecca. Elettrica, iper-tecnologica, appena ritirata. Finalmente può provarla davvero. I primi metri sono già una scoperta: d’istinto cerca la frizione, dimenticando che la trasmissione è automatica. “Beh, ci si abitua”, pensa. La guida è silenziosa, fin troppo. Si chiede addirittura se i pedoni lo sentano arrivare. Ma si va avanti. Intorno a lui un trionfo di tecnologia: tablet centrale da astronave, climatizzatore quadrizona, schermi per i figli, comandi vocali, connessione continua. È tutto perfetto, almeno in apparenza.

 

 

Sull’autostrada, Mario decide di testare la guida autonoma. L’auto mantiene la distanza, sterza da sola, frena in autonomia. Un sogno? Sì, fino a quando, senza alcun preavviso, inchioda. Nessun ostacolo, strada libera. I figli sbattono contro gli schermi, la moglie si spaventa, Mario rischia di colpire il cruscotto. Spento l’entusiasmo, accende il telefono e chiama l’assistenza. “Probabile zona d’ombra rilevata come ostacolo. È il sistema che agisce per la vostra sicurezza.” Ma Mario non è convinto. E se dietro ci fosse stato qualcuno? Le conseguenze sarebbero state ben diverse. Riparte, ma stavolta preferisce tornare alla guida manuale. Almeno così, pensa, ha il controllo. O forse no.

 

 

Nel traffico autostradale, mentre sorpassa con precisione due auto in fila, l’auto frena di nuovo da sola. Questa volta va in testacoda, facendogli vedere in faccia il muso dell’utilitaria appena superata. Urla, paura, disorientamento. L’auto si riposiziona, ma il panico ormai ha vinto. Nuova chiamata all’assistenza. La risposta è sempre la stessa: “L’auto ha rilevato un rischio di collisione e ha reagito per sicurezza.” Mario è furioso. Lui la situazione l’aveva sotto controllo, sapeva cosa stava facendo. Ma evidentemente l’auto non si fida.

 

 

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Ripartono, ma ora Mario si rende conto che l’autonomia della batteria è precipitata. Tablet, climatizzatore, giochi, frenate, accelerazioni: tutto consuma. Spegne tutto. Procede a settanta all’ora, sperando di arrivare alla prossima colonnina. La vacanza, quella vera, sembra già compromessa. Eppure gli avevano detto che era un’auto sicura, comoda, sostenibile. Una rivoluzione, dicevano. E invece Mario si ritrova prigioniero di un sistema che decide per lui. “Ho comprato un’auto, non un algoritmo col pilota,” mormora tra sé, mentre cerca di ignorare l’ennesima tacca dell’autonomia che scompare.

 

 

Il futuro ci aveva promesso comodità, efficienza, controllo. Ma forse abbiamo ceduto troppo, dimenticando che la sicurezza non è un software, ma una responsabilità. Il signor Mario non sa se tornerà mai più in vacanza con quella macchina. Ma una cosa è certa: continuerà a pensare che nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire del tutto una buona, vecchia sinapsi.


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