I verbi anomali, il nuovo libro di Isabella Corrado. A settembre la presentazione a Roma

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I verbi anomali, la prima raccolta poetica di Isabella Corrado, pubblicata da Edizioni Ensemble, sarà presentata ufficialmente a settembre nel corso di un evento a Roma.
Dopo il romanzo Fame (Ensemble, 2019) e il saggio Francesco Bastanzio. Senise nella luce della Storia (Rubbettino, 2022), Isabella Corrado torna in libreria con un’opera che segna il suo esordio nella poesia, proponendo una riflessione intensa sull’amore, la memoria, il tempo e il significato dell’esistere.

Il titolo della raccolta richiama i cosiddetti “verbi anomali” della grammatica latina – volo, nolo e malo – che diventano metafora delle irregolarità della vita.
Esiste infatti una grammatica che non si apprende sui libri, ma attraverso l’esperienza: quella che insegna a coniugare l’amore quando diventa assenza, la memoria quando si trasforma in luogo e il tempo quando smette di essere una semplice misura.

Le poesie costruiscono un percorso che parte dalla dimensione più intima per aprirsi progressivamente a uno sguardo civile, geografico e universale. Città, stazioni, case e confini diventano luoghi simbolici in cui si intrecciano ricordo, identità e appartenenza, mentre il viaggio, il mito, la natura e la tradizione letteraria dialogano con una sensibilità profondamente contemporanea.

Ogni testo si configura come una soglia attraverso cui interrogare le tracce lasciate dalle assenze e riconoscere nella fragilità una delle forme più autentiche dell’esperienza umana. La raccolta invita il lettore a soffermarsi proprio nelle crepe dell’esistenza, mostrando come da esse possano nascere nuovi significati e nuovi modi di abitare il mondo.

 

Isabella Corrado

 

Nella postfazione, Rino Caputo, storico e critico della letteratura italiana e professore all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, individua nella scrittura di Isabella Corrado una delle voci più originali della poesia contemporanea. Secondo Caputo, la forza della raccolta risiede nella capacità di guardare la realtà senza compromessi, trasformando il dolore, la disillusione e la fragilità in un percorso poetico che approda alla compassione e a un profondo amore per la vita.

Autrice, editor e manager culturale, Isabella Corrado è fondatrice dell’omonima agenzia letteraria e opera da anni nel settore editoriale e audiovisivo come direttrice di produzione cinematografica. Redattrice della rivista Critica Letteraria, ha pubblicato articoli su numerose testate e riviste specializzate. I verbi anomalirappresenta il suo esordio nella poesia.

 

Isabella Corrado

 

Scheda del libro
Titolo: I verbi anomali
Autrice: Isabella Corrado
Editore: Edizioni Ensemble
Genere: Poesia
Presentazione: settembre 2026, Roma

WonderYou Magazine incontra Isabella Corrado: intervista esclusiva

In occasione della pubblicazione di I verbi anomali, WonderYou Magazine pubblica in esclusiva un dialogo con Isabella Corrado. Un’intervista in cui l’autrice racconta la genesi della raccolta, il valore del non detto, il rapporto tra memoria e luoghi, il senso della fragilità e il modo in cui la poesia continua ancora oggi a interrogare il nostro tempo.

E: Leggendo I verbi anomali si ha la sensazione che ogni poesia custodisca una storia più grande, lasciata volutamente in controluce. Ti capita di togliere più che aggiungere mentre scrivi? Quanto conta, per te, ciò che resta non detto?
I: Mi capita di togliere, ma non mentre scrivo. Nel senso che quello della sottrazione è un meccanismo che avviene nel momento in cui creo, nella testa prima che sul foglio. Però non è sempre stato così: all’inizio sentivo il bisogno di accompagnare il lettore dentro ogni passaggio. Con il tempo ho capito che la Poesia non vive nella spiegazione, ma nella tensione tra ciò che mostra e ciò che trattiene. Ho iniziato a limare il verso, a eliminare, cercando una lingua più essenziale, in cui il peso ricadesse sulle immagini. È stata l’evoluzione più significativa della mia scrittura. Il non detto, per me, non è un’assenza: è il luogo in cui la Poesia continua a vivere dopo essere stata letta. Se un testo esaurisce tutto il suo significato alla prima lettura, probabilmente ha già smesso di interrogare chi lo incontra.
E: Nel libro le case, le stazioni, i quartieri non fanno solo da sfondo: sembrano avere una memoria propria. C’è un luogo che ha dato origine alla raccolta o che senti particolarmente tuo?
I: Non c’è un luogo che abbia generato il libro, ma una condizione: quella dell’essere sulla soglia. Mi accorgo che scrivo quasi sempre da lì, da uno spazio intermedio in cui non si appartiene più a ciò che si è lasciato e non si è ancora arrivati dove si andrà. Le case, le stazioni, i quartieri, i paesaggi della raccolta non sono scenografie, ma soglie: luoghi che conservano la memoria di un passaggio. Credo che la poesia abiti proprio questi confini. Non i punti d’arrivo, ma gli istanti in cui il mondo cambia forma senza averlo ancora dichiarato.

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Isabella Corrado

 

E: Parli spesso di fragilità, ma senza trasformarla in debolezza. Oggi è quasi un atto controcorrente. Pensi che la poesia possa ancora insegnarci un modo diverso di stare nel mondo?
I: Quella umana è senza ombra di dubbio una “razza fragile” e, forse, la presa di coscienza delle fragilità umane è quello che rende infine solidi. Non mi spaventa la fragilità ma l’idea dell’impermeabilità, il lasciarsi attraversare senza sentire. Ed ecco che la Poesia ha sì, in questo senso, una funzione: impedisce di anestetizzarsi. Ci ricorda che essere toccati dalle cose non è un difetto.
E: Se dovessi scegliere una poesia di questa raccolta da leggere a chi non ti ha mai conosciuta come autrice, quale sarebbe e perché proprio quella?
I: Forse sceglierei I verbi anomali. Non tanto perché dà il titolo al libro, quanto perché credo sia la poesia che ne contiene il principio generativo. È un testo molto breve, eppure racchiude la domanda che attraversa tutta la raccolta: verso cosa decidiamo di rivolgere lo sguardo? Le “foglie verdi” e quelle “troppo sicure di essere morte” sono un’immagine che parla della possibilità del cambiamento, ma anche della responsabilità dello sguardo. Mi piace pensare che la poesia debba sostare proprio lì, dove qualcosa è ancora vivo e può trasformarsi. Quei versi raccontano il mio modo di intendere la Poesia: non come una risposta, ma come un gesto che riapre il senso delle cose.

 

Isabella Corrado

E: C’è stato un momento, mentre scrivevi questa raccolta, in cui hai capito che non stavi più lavorando a singole poesie, ma che stava prendendo forma un libro con una voce e un’identità precise?
I: Sì, ed è stato quasi un momento di resistenza. Continuavo a pensare di scrivere testi autonomi, anche a distanza di tempo, ma loro insistevano nel parlarsi tra loro. Tornavano gli stessi alberi, gli stessi binari, la stessa idea di casa, lo stesso lessico del corpo e della natura. A un certo punto ho capito che non ero io a tenere insieme le poesie: erano loro che stavano costruendo una lingua comune. Il libro è nato quando ho smesso di chiedere a ogni Poesia di bastare a sé stessa e ho accettato che avesse bisogno delle altre, proprio come succede alle persone.


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