Un marchio milionario, una giovane imprenditrice di successo e un racconto che rischia di minare non solo un profilo pubblico, ma anche la credibilità di un intero progetto. Martina Strazzer, fondatrice di Amabile Jewels, è sparita dai social da dieci giorni, dopo che il caso della dipendente incinta — prima assunta e poi lasciata a casa a contratto scaduto — è esploso, innescando una valanga di indignazione.
La vicenda, riportata dalla giornalista Charlotte Matteini, ha scatenato una reazione paragonata da molti al pandoro-gate di Chiara Ferragni. Con una differenza: se nel caso Ferragni si ipotizzava un illecito, qui il terreno è diverso e più sottile. L’indignazione nasce dal fatto che la dipendente sia stata usata come simbolo della comunicazione aziendale, salvo poi ritrovarsi esclusa quando le sue esigenze di madre hanno coinciso con la scadenza del contratto.

L’assenza come strategia (debole)
Da giorni il profilo Instagram di Strazzer è immobile, come se la strategia fosse quella dell’“opossum”: fingersi morta per sfuggire ai predatori. Eppure la lezione Ferragni dovrebbe essere chiara: il silenzio, nell’era della comunicazione permanente, raramente protegge. Al contrario, alimenta sospetti e amplifica la rabbia. In pochi giorni i follower sono calati di oltre 10 mila unità, mentre i commenti critici continuano a moltiplicarsi.
«Manca di autenticità», ha spiegato Luca Poma, professore di Reputation Management alla Lumsa. E l’autenticità, oggi, è il primo mattone su cui si costruisce la reputazione di un brand. Senza, non resta che la polvere delle polemiche.

Il racconto della dipendente
La testimonianza di Sara, la contabile incinta coinvolta nella vicenda, è un racconto dettagliato e doloroso. Un’assunzione a tempo determinato, rassicurazioni continue, il lavoro svolto anche in maternità, la promessa di un rinnovo mai arrivato. Fino alla rottura improvvisa e all’esclusione dai canali interni dell’azienda, quasi a voler recidere ogni legame in un istante. Una scelta che, al di là delle motivazioni tecniche, ha il sapore di un tradimento di fiducia.

Il rischio, per Strazzer, non è solo la perdita d’immagine personale, ma il boomerang che può colpire la percezione stessa di Amabile Jewels. I social, che fino a ieri hanno rappresentato la linfa vitale del brand, oggi si sono trasformati nella sua minaccia più grande. Perché quando la narrazione del “luogo di lavoro ideale” entra in conflitto con la realtà percepita, l’effetto è devastante.
C’è anche un paradosso che rende questa vicenda ancora più amara: un marchio guidato da una giovane donna, celebrata come esempio di empowerment femminile, finisce sotto accusa proprio per la gestione di una dipendente madre. È la frattura tra retorica e pratica a rendere la storia così esplosiva.

Per concludere
Il caso Strazzer non è solo un incidente di percorso: è una lezione di crisis management. In un’epoca in cui la reputazione vale più del prodotto, il silenzio non è un rifugio, ma un acceleratore di crisi. La verità è che il pubblico non perdona l’incoerenza. E la narrazione di un brand, per sopravvivere, deve reggere non solo davanti alle telecamere, ma soprattutto dietro le quinte
Salve sono una manager esperta in comunicazione, che punta sull’innovazione e la ricerca, il mio settore è legato alla sfera moda anche se la mia cultura e il mio spirito di osservazione mi portano ad avere sfaccettature che sinergicamente si avvicinano all’arte, alla musica e a tutto ciò che svela la nuova tendenza. Adoro il mondo del Fashion che coltiva la cultura e le tradizioni: incantata dalla genialità di un Alexander McQueen e dall’eleganza innovativa di un Jean Paul Gaultier. Sono una sognatrice autentica che crede che le passioni sono l’alimento per concretizzare i sogni, amo viaggiare,visitare musei, conoscere e documentarmi sempre….



