Il futuro della moda non passa solo dalle passerelle. Passa dalle fabbriche.

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Al Congresso Internazionale SAMAB 2026 il confronto tra innovazione, manifattura e Made in Italy

Quando si parla di moda, il pensiero corre quasi sempre alle passerelle, alle collezioni, alla creatività. Eppure ieri, nelle sale di Palazzo Giureconsulti a Milano, partecipando al Congresso Internazionale SAMAB 2026, ho avuto la conferma che il futuro del Made in Italy si gioca anche altrove: nelle fabbriche, nella tecnologia, nella capacità di innovare senza perdere la propria identità.

Nella prestigiosa cornice di Palazzo Giureconsulti, imprenditori, istituzioni, esperti e protagonisti della filiera si sono confrontati su una domanda fondamentale: come può il sistema moda italiano continuare a essere competitivo in un mercato sempre più veloce, digitale e globale?

 

SAMAB 2026
Nella foto sulla destra Alfonso Dolce, Presidente di Dolce&Gabbana

 

Ascoltando gli interventi della giornata, una cosa è apparsa chiara: il sistema moda italiano continua a rappresentare una delle eccellenze produttive più importanti d’Europa. Un comparto che vale oltre 87 miliardi di euro e che coinvolge migliaia di imprese e centinaia di migliaia di professionisti. Numeri importanti, certo, ma che raccontano soprattutto la forza di una filiera che continua a generare valore, occupazione e competenze.

 

SAMAB 2026
nella foto da sinistra David Franzini, Brand director Apparel & Leather Accessories Zegna Group, sulla destra, Marco Angeloni, Ceo e Chairman Raffaele Caruso Spa

 

Tra i momenti più significativi del congresso, gli interventi di Alfonso Dolce, Presidente di Dolce&Gabbana, Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Luca Sburlati, Presidente di Confindustria Moda, insieme a numerosi rappresentanti del mondo imprenditoriale e istituzionale che hanno condiviso visioni e strategie per affrontare le trasformazioni in corso.

Il tema centrale emerso dal confronto è stato quello dell’innovazione. Non come alternativa alla tradizione manifatturiera che rende unico il Made in Italy, ma come strumento per rafforzarla. Intelligenza artificiale, automazione, Big Data, Internet of Things e digitalizzazione dei processi stanno già modificando il modo di produrre moda, consentendo alle aziende di migliorare l’efficienza, ridurre gli sprechi e rispondere con maggiore rapidità alle esigenze del mercato.

 

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nella foto Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana

 

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Particolarmente interessante è stata la riflessione sul rapporto tra tecnologia e cultura d’impresa. Per molte realtà, soprattutto piccole e medie imprese, la sfida non è soltanto economica, ma anche culturale. Superare la diffidenza verso il cambiamento e comprendere che oggi investire in innovazione significa investire nella propria competitività futura rappresenta uno dei passaggi più importanti per il settore.

 

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Ciò che porto a casa da questa giornata è una consapevolezza semplice ma fondamentale: dietro ogni collezione, ogni marchio e ogni eccellenza della moda italiana esiste una filiera fatta di persone, competenze, ricerca e visione. Una filiera che oggi è chiamata a trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione.

Perché la vera sfida del Made in Italy non è scegliere tra passato e futuro. È avere la capacità di farli dialogare. Continuare a custodire quel patrimonio di saper fare che il mondo ci invidia, aprendosi allo stesso tempo agli strumenti che possono renderlo ancora più forte, sostenibile e competitivo.


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