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Il senso della vita per Maximilian Nisi

Il senso della vita per Maximilian Nisi

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Maximilian Nisi, un attore affermato, poliedrico, esigente e creativo, che si mette costantemente alla prova come interprete in ogni situazione e che oggi abbiamo il piacere d’incontrare per parlare un po’ più di se.

Cinema, tv e teatro, che cosa li distingue e cosa li accomuna?  

Sono discipline che hanno molti aspetti in comune.

Il punto di partenza, per quanto riguarda il discorso interpretativo, è, a parer mio, lo stesso; vanno calibrati i mezzi, il corpo e la voce, che un attore deve utilizzare per adeguarsi alla situazione nel modo più efficace. Esiste tuttavia, soprattutto in Italia, una distinzione tra questi tre linguaggi, malgrado la loro grande analogia, come se un attore di teatro non potesse far bene anche il cinema, uno di televisione il teatro e uno che lavora prevalentemente nel cinema la televisione. Ci sono attori utilizzati solo per fare pubblicità, in tal modo si lavora in compartimenti stagni, questo risulta singolare ed abbastanza incomprensibile. Un attore capace è in grado, soprattutto se ben diretto, di far tutto, portando la sua professionalità ovunque.

Alcuni attori, poi, con il tempo, possono manifestare la propria preferenza, una propria area vocazionale, ma non per questo andrebbero etichettati ed incasellati.

Cosa significa oggi, per te, fare teatro?

Poesia, gioco, immaginazione, rito.

Il teatro è per me, ancora una grandissima opportunità per creare liberamente. È un’isola felice, perché io non ho scelto il teatro per il teatro ma l’ho scelto per la vita.

Il privilegio di questo mestiere?

Uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere il mestiere dell’attore è stato quello di poter viaggiare. Grazie al mio lavoro ho visitato città bellissime, in tutto il mondo.

Mi sono spesso trovato in luoghi incantati che, probabilmente, non avrei mai conosciuto se avessi fatto un altro lavoro.

Un altro grande privilegio sono le giornate sempre diverse, sempre nuove, con programmi ed orari differenti e poi anche poter cambiare progetti e compagni di avventura, insomma, non ci si annoia mai.

 

Il teatro può essere considerato uno strumento culturale alla portata di tutti?

Certamente, il teatro è alla portata di tutti e dovrebbe alimentare soprattutto la cultura, alcune volte questo accade, altre volte no.

Anni fa mia nonna mi disse che avrei dovuto imparare almeno una cosa nuova al giorno, solo in questo modo, secondo lei, la mia giornata avrebbe avuto un senso. Aveva ragione, sposando questa sua teoria, ho scelto di far teatro per soddisfare la mia curiosità e per imparare appunto cose nuove. Il teatro può essere una grande occasione di conoscenza, di apprendimento, sia per chi lo fa sia per chi ne è spettatore. È un momento di bellezza condivisa che ci rende maggiormente consapevoli del mondo in cui viviamo. Brecht sosteneva che il compito del teatro è quello di ricreare l’anima della gente. Condivido pienamente il suo pensiero.

Il passare degli anni ti fa paura?

Sì, molto, il tempo corre troppo velocemente, il corpo perde vigore mentre lo spirito lo acquista. La mente ti spinge a far cose che il tuo corpo non riesce più a fare, dopo una certa età, ogni giorno che passa ti dà una percezione diversa in termini di vitalità e di energia.

Il pensiero della morte poi, un tempo quasi assente dalla mia vita, da un po’ di anni comincia ad essere presente e questo mi rattrista e mi inquieta molto.

 

C’è qualcosa che non ti piace di te?

Moltissime cose, sia fisiche che caratteriali. Lasciando perdere il discorso estetico, mi considero una persona poco accomodante, sia nella vita che nel lavoro, e questo accade non perché io abbia una grande opinione di me stesso ma perché vorrei sempre far meglio. Inseguo la perfezione, una chimera, pur sapendo che non è di questo mondo, insomma, severo con gli altri e spietato con me stesso, sempre: neanche l’età ha saputo ammorbidirmi.

Amare secondo te è un atto di coraggio?

Sì, immenso e ne vale sempre la pena. Quando si è ricambiati e si riesce a rinnovare il sentimento ogni giorno il risultato è assai gratificante, anche soffrire per amore può essere utile: ti conferma che sei umano. Comunque la mia vita senza amore non avrebbe senso ed è per questo che sono perennemente innamorato.

Qual è la cosa di cui Maximilian Nisi va più fiero?

Delle persone che mi hanno voluto bene e di ciò che sono riuscito a costruire insieme a loro. Nel corso della mia vita, ho avuto rapporti ed amicizie privilegiate che mi hanno regalato momenti bellissimi. Credo che le relazioni umane, i nostri affetti, siano, alla resa dei conti, la cosa più importante.

Un ricordo memorabile di Strehler, il tuo maestro, qual è?

Sono tanti i ricordi che ho di lui, ma mi piace raccontare questo: quando frequentavo la scuola di recitazione a Milano, facevo parte di un piccolo gruppo di allievi che per mantenersi agli studi era costretto a lavorare. Ci venne così data l’opportunità di fare le mascherine nei teatri del Piccolo Teatro. Spesso io stavo al guardaroba e tutte le volte che Strehler veniva in teatro mi lasciava in custodia il suo cappotto, sempre rigorosamente nero. Un giorno decisi di mettergli un bigliettino scritto, da me firmato, nella tasca. Fu il primo di molti, a volte erano semplici pensieri, altre volte domande alle quali poi lui, durante le sue prove, trovava sempre il modo di rispondere. Era il nostro piccolo segreto.

Si dice che Il tempo che passa e le esperienze che facciamo ci aiutano a capire che cosa si desidera e cosa, invece, dobbiamo rifiutare. È così anche per te?

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Sono sempre stato pieno di dubbi e di contraddizioni, il tempo mi ha aiutato a trovare qualche risposta e oggi so, quasi con certezza, ciò che non voglio e che cosa non mi piace. Alcuni dubbi, però, son rimasti ed altri, col passar del tempo, se ne sono aggiunti. Mi sento condannato a vivere in compagnia delle mie incertezze, poi, però, penso che forse è meglio agitarsi nei propri dubbi piuttosto che riposare nei propri errori e nelle proprie false convinzioni.

 

Il tuo amore per la pittura nasce quando?

Ho fatto molte esperienze prima di arrivare al teatro. Dopo la musica, nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, ho avuto anche un momento nella mia vita in cui ho dipinto quadri.

Avevo un buon istinto per il colore, ma ero molto superficiale e completamente privo di pazienza.

Fu un’attività anche redditizia, firmandomi con uno pseudonimo, durante il periodo milanese, ho venduto parecchi miei lavori. È stato un caso, un colpo di fortuna, ma la fonte di reddito che ne derivò fu provvidenziale.

Essere riservati è un pregio?

È molto di più. È una necessità. Faccio un lavoro pubblico, ho bisogno di salvaguardare un pezzetto di vita, uno spazio unicamente mio, anche se questo spesso provoca l’effetto opposto: più sei riservato e più diventi oggetto di curiosità. Non ho cose da nascondere, segreti inconfessabili o abitudini strane. Ho solo bisogno di tenere per me dei momenti nei quali da solo, con me stesso, riesco a ritrovare il senso delle cose.

Stiamo vivendo un momento storico molto difficile ed inaspettato, tutto questo influirà nella crisi socio – economica del nostro Paese. Quali potranno essere, secondo te, le modalità di ripresa?

L’uomo, da sempre, si comporta come se fosse onnipotente e si è posto al centro dell’Universo, dimenticandosi però, di esser parte di un sistema e non il suo padrone. L’essere umano ha usato la natura a proprio piacimento per trarne benefici, con prepotenza ha distrutto, abusato, annientato, ed ora si trova in una situazione molto critica che, con grande probabilità, lui stesso ha generato. Probabilmente, percependo la sua fragilità, il suo essere finito, per sopravvivere si imporrà dei limiti e stabilirà degli equilibri nuovi. Credo che il buon senso, la disciplina e un netto cambio di rotta nel rapporto con l’ambiente siano fondamentali per cercare di uscire da questa crisi grave e scongiurare un suo peggioramento.

Maximilian, qual è il senso della vita?

Trovarle un senso.

 

Interview by
Gabriella Chiarappa

Crediti: Azzurra Primavera

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