Il 24 aprile 2026, alle ore 9.30, il Nuovo Teatro Orione ospita INSIEME, Il Cammino Inverso, progetto rivolto alle scuole che si muove al confine tra spettacolo e dispositivo educativo. Prodotto da BewowEDU e diretto da Marco Carlucci, l’evento costruisce un formato ibrido che intreccia musica dal vivo, narrazione e interazione, con l’obiettivo dichiarato di affrontare il tema del bullismo attraverso il coinvolgimento diretto degli studenti.
Al centro della giornata la partecipazione di Giuseppe Povia, chiamato a portare sul palco un contributo che unisce dimensione artistica e racconto personale. Il suo nuovo brano, Non dormivo la notte (2026), si inserisce in questa cornice come testimonianza diretta: un racconto di isolamento e fragilità che restituisce, senza retorica, l’esperienza di chi vive una condizione di esclusione.

Il nodo tematico, tuttavia, si sposta progressivamente oltre la dimensione adolescenziale. Il bullismo emerge come fenomeno che riflette dinamiche più ampie, radicate anche nel mondo adulto. È in questo passaggio che il progetto trova una delle sue linee più interessanti: l’idea che i comportamenti aggressivi e le logiche di esclusione non siano episodi isolati, ma espressione di modelli relazionali diffusi.

In questo senso, le parole di Giuseppe Povia sintetizzano una posizione netta:
«Per fermare il bullismo dei piccoli bisogna fermare quello dei grandi.»

Il dispositivo scenico si costruisce anche attraverso la presenza degli attori-tutor Diego Rojas e Fra’ Sorrentino, insieme alla partecipazione multimediale di Giulia Sara Salemi.
Il risultato è una struttura che alterna registri diversi — performativo, narrativo, digitale — cercando un linguaggio capace di avvicinarsi ai codici delle nuove generazioni senza rinunciare a una dimensione riflessiva.

Più che spettacolo in senso stretto, INSIEME, Il Cammino Inverso si configura come un esperimento di mediazione culturale. L’efficacia di questi formati resta una questione aperta: se da un lato l’ibridazione dei linguaggi facilita l’ingaggio, dall’altro solleva interrogativi sulla profondità dell’impatto e sulla capacità di incidere realmente nei comportamenti.
Resta centrale, in ogni caso, il ruolo degli adulti. Avvicinarsi al mondo dei più giovani non è solo una questione di empatia, ma un passaggio necessario per mettere in discussione pratiche e linguaggi spesso normalizzati. Atteggiamenti non congrui al contesto, modalità comunicative aggressive o superficiali, possono tradursi in forme di esclusione che trovano poi continuità negli ambienti scolastici.
In questa prospettiva, la scuola torna a essere uno spazio decisivo: non solo luogo in cui intercettare il disagio, ma contesto in cui costruire consapevolezza e ridefinire le dinamiche relazionali. Più che un tema da affrontare, il bullismo appare così come un sintomo, che rimanda a una responsabilità collettiva e a un più ampio quadro culturale.
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