A otto anni da Tutti lo sanno, i due attori ritrovano il set nel film di Florian Zeller, in Concorso a Venezia 83. Una storia che parte da un rifugio sotterraneo e arriva molto più vicino a noi: alla tentazione di proteggerci da ciò che ci circonda fino a restarne fuori.
Javier Bardem e Penélope Cruz si conoscono da più di trent’anni. Sono una coppia nella vita, ma al cinema hanno scelto di incontrarsi solo quando ne valeva davvero la pena. Forse è anche questo a rendere interessante ritrovarli insieme a Venezia 83, otto anni dopo Tutti lo sanno di Asghar Farhadi, protagonisti di Bunker, il nuovo film di Florian Zeller presentato in Concorso.
Quando qualcuno inevitabilmente porta il discorso sul loro matrimonio, Bardem e Cruz rispondono senza costruire l’immagine della coppia perfetta. «Certo che litighiamo, ma fuori dal lavoro». Una frase semplice, quasi disarmante. In questi anni altri progetti sono arrivati, ma non erano quelli giusti o non lo erano in quel particolare momento della loro vita. Con Bunker, invece, non hanno avuto dubbi.
Zeller li porta dentro un matrimonio che dura da diciassette anni. Lui è un architetto al quale viene offerto un incarico importante e molto remunerativo: costruire un rifugio di sopravvivenza per un magnate della tecnologia. Un progetto affascinante professionalmente, decisamente più complicato sul piano morale. Sofia, sua moglie, comincia a interrogarsi sulle sue scelte e sull’equilibrio che hanno costruito insieme.
Ma il bunker del titolo non rimane sottoterra.
L’intuizione di Zeller nasce anche dalla lettura di un articolo sulla presunta costruzione alle Hawaii di un rifugio sotterraneo da parte di Mark Zuckerberg. A colpirlo è una contraddizione difficile da ignorare: l’uomo che ha costruito la propria fortuna sull’idea di mettere in contatto miliardi di persone associato alla possibilità di un luogo nel quale isolarsi da tutto.
Da qui il film prende una direzione che riguarda molto da vicino il nostro presente. Perché per chiudersi in un bunker, oggi, non servono necessariamente cemento e porte blindate.
Possiamo lavorare, ordinare la cena, fare acquisti, conoscere persone e parlare con qualcuno dall’altra parte del pianeta senza quasi uscire di casa. Siamo raggiungibili in ogni momento, ma essere costantemente in contatto non significa necessariamente essere vicini.

Bardem parla della necessità di continuare a guardarci negli occhi e di lasciare spazio anche ai bisogni e al dolore di chi abbiamo davanti. Una relazione autentica richiede ascolto, fatica e la disponibilità a non mettere sempre noi stessi al centro.
Quando gli chiedono quale sia il segreto di un rapporto duraturo, proprio lui che con Penélope Cruz condivide una lunga storia, non cerca una risposta brillante. Dice semplicemente di non saperlo. «A volte non ci riconosciamo». Possiamo guardare la persona che abbiamo accanto ed essere comunque accecati dal nostro ego. «Non vogliamo essere amorevoli: vogliamo avere ragione».

Una frase che porta Bunker fuori dal cinema e dentro qualcosa che conosciamo tutti. Difendersi, chiudersi, smettere di ascoltare può sembrare più facile. Il rischio è accorgersi troppo tardi che quella protezione è diventata una prigione.
Bardem guarda anche alle nuove generazioni. A 57 anni appartiene ancora a un’epoca che ha conosciuto la dimensione analogica, quando esisteva più tempo per assimilare ciò che accadeva. Il suo invito ai ragazzi è semplice: fermarsi, riflettere, non lasciarsi consumare da un’informazione sempre più rapida e ansiosa.
Bunker arriverà nelle sale italiane il 21 gennaio 2027. A Venezia, intanto, lascia una domanda che vale la pena portarci dietro: quante volte, pensando di proteggerci, finiamo per costruire proprio noi le pareti che ci separano dagli altri?
Salve sono una manager esperta in comunicazione, che punta sull’innovazione e la ricerca, il mio settore è legato alla sfera moda anche se la mia cultura e il mio spirito di osservazione mi portano ad avere sfaccettature che sinergicamente si avvicinano all’arte, alla musica e a tutto ciò che svela la nuova tendenza. Adoro il mondo del Fashion che coltiva la cultura e le tradizioni: incantata dalla genialità di un Alexander McQueen e dall’eleganza innovativa di un Jean Paul Gaultier. Sono una sognatrice autentica che crede che le passioni sono l’alimento per concretizzare i sogni, amo viaggiare,visitare musei, conoscere e documentarmi sempre….









