La cellulite: quando il corpo ci parla

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Un approccio funzionale che rimette al centro la salute

Parlare di cellulite oggi richiede uno sguardo nuovo. Non più – o non solo – come un inestetismo da combattere in vista dell’estate, ma come un segnale che il corpo ci invia. Un messaggio silenzioso che racconta di un equilibrio alterato, di un sistema che non sta funzionando come dovrebbe.

Nel mio approccio funzionale, la cellulite non è un difetto estetico, ma una patologia infiammatoria ed evolutiva dei tessuti. Alla sua origine c’è quasi sempre una disfunzione del microcircolo, che riduce l’ossigenazione della matrice extracellulare: quell’ambiente vitale in cui le cellule vivono, comunicano e si rigenerano.
Quando questo “terreno” si impoverisce, non drena più correttamente e non respira, si innesca un processo di stress ossidativo che, nel tempo, porta a un’infiammazione cronica.

 

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la dottoressa Michela Squeo, specialista in
chirurgia vascolare, medicina funzionale ed estetica

 

 

La cellulite non è tutta uguale: l’importanza della diagnosi

Un errore comune è pensare che la cellulite sia la stessa per tutti. In realtà, evolve attraverso quattro stadi ben definiti:
– si parte dalla fase edematosa, caratterizzata dal ristagno dei liquidi;
– si passa alla fase fibrosa, dove l’infiammazione diventa strutturata;
– fino agli stadi sclerotici e nodulari, in cui si formano noduli duri che alterano profondamente il tessuto.

Dal punto di vista medico si parla di Panniculopatia Edemato-Fibro-Sclerotica (PEFS).

Proprio per questo, una valutazione solo visiva non è sufficiente. Serve una diagnosi di precisione. Attraverso strumenti come l’ecografia e l’Eco-Color Doppler è possibile “guardare dentro” i tessuti, valutare la salute dei vasi, comprendere quanto il sistema sia ancora in grado di rigenerarsi o se si trovi già in una fase cicatriziale. È da qui che nasce un percorso serio e personalizzato.

 

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La cura: rimettere la persona al centro

La vera domanda, a questo punto, è: come si interviene?
La risposta è chiara: mettendo la persona al centro.

L’obiettivo finale non è la bellezza fine a se stessa, ma la salute globale. Ogni percorso è un abito sartoriale, costruito su misura. Non esiste una cura efficace senza considerare lo stile di vita: come si mangia, come si respira, quanto e come ci si muove, quale assetto genetico accompagna quella persona.

L’alimentazione, in particolare, è la prima vera medicina, soprattutto nei soggetti più giovani, dove intervenire precocemente significa evitare che la patologia evolva.

 

 

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Solo dopo aver ristabilito queste basi, entrano in gioco i trattamenti di medicina estetica, sempre ad personam. Tra quelli che prediligo c’è la carbossiterapia, un vero e proprio “gas gentile”: la CO₂ migliora l’ossigenazione dei tessuti, riattiva il microcircolo e favorisce il drenaggio linfatico, intervenendo là dove l’ossigeno manca.

A questo si possono affiancare mesoterapie mirate, studiate per lavorare sul drenaggio o sull’infiammazione, fino alle più innovative mesoterapie enzimatiche. Questi cocktail di enzimi agiscono in modo sinergico sulle fibrosi e sull’infiammazione, rimodulando i tessuti con precisione, quasi come un bisturi chimico, ma con un approccio rigenerativo e risultati duraturi nel tempo.

L’estetica come conseguenza, non come obiettivo

Approcciare la cellulite in chiave funzionale significa smettere di inseguire il sintomo e iniziare a prendersi cura della causa.
Quando si ripristina la corretta funzione dei tessuti, quando il corpo torna a respirare e a drenare, l’estetica non è più una conquista forzata: diventa una naturale conseguenza di un organismo che ha ritrovato il suo equilibrio.

Ed è forse proprio qui il cambio di prospettiva più importante: non combattere il corpo, ma imparare ad ascoltarlo.

 

Michela Squeo
medico chirurgo specialista
Chirurgia vascolare
Medicina funzionale
Medicina estetica


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