Lady Diana, tra sogni, sofferenze e rivoluzione: la storia della principessa che cambiò la monarchia

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Dalla giovinezza di Diana Spencer al matrimonio con Carlo, dalle difficoltà vissute all’interno della famiglia reale all’impegno umanitario, fino alla tragica notte di Parigi. A 29 anni dalla morte, Diana continua a essere molto più di un ricordo.

Ci sono figure che appartengono a un’epoca e altre che, anche dopo la loro scomparsa, continuano ad attraversarla.

Lady Diana appartiene alla seconda categoria. Sono trascorsi 29 anni dalla sua morte, eppure basta una fotografia, uno dei suoi sguardi o il racconto di un gesto per riportarla immediatamente nel presente. La sua storia è stata quella di una principessa, certamente. Ma soprattutto quella di una donna entrata giovanissima in un’istituzione millenaria e diventata uno dei volti più riconoscibili del Novecento.

Prima della principessa c’era Diana Frances Spencer nasce il 1° luglio 1961 a Park House, vicino a Sandringham, nel Norfolk, all’interno di una famiglia aristocratica da tempo vicina alla Casa reale. L’infanzia, però, è lontana dall’immagine della favola perfetta. I genitori si separano quando Diana è ancora bambina e divorziano nel 1969. Nel 1975, quando il padre eredita il titolo di conte Spencer, diventa Lady Diana Spencer. Studia in Inghilterra e per un periodo in Svizzera, poi si trasferisce a Londra.

Prima che il mondo impari a riconoscere il suo volto, si occupa di bambini e lavora alla Young England School di Pimlico. È ancora molto giovane quando la sua vita incrocia definitivamente quella dell’erede al trono britannico. Il matrimonio che il mondo trasformò in una favola Il fidanzamento con il principe Carlo viene annunciato ufficialmente il 24 febbraio 1981. Diana ha appena 19 anni. Il 29 luglio dello stesso anno, nella cattedrale di St Paul a Londra, sposa il principe di Galles davanti agli occhi del mondo. L’abito monumentale, la tiara degli Spencer, la carrozza, le folle lungo le strade di Londra: ogni dettaglio contribuisce a costruire una delle immagini più potenti della monarchia contemporanea. Sembrava l’inizio della favola. Ma dietro quella rappresentazione perfetta stava cominciando una storia molto più complessa.

Nel 1982 nasce William, nel 1984 Harry. Diana vive intensamente il ruolo di madre mentre cresce il peso degli impegni pubblici e di un’attenzione mediatica che ormai la accompagna ovunque. Una principessa diversa È probabilmente qui che comincia la vera rivoluzione di Diana. Non aveva soltanto la capacità di essere guardata. Aveva una straordinaria capacità di guardare gli altri.

 

 

Lady Diana
Princess Diana sitting on the steps at Highgrove in July 1986. Tim Graham Photo Library via Getty Images

 

Durante gli anni trascorsi nella famiglia reale sostiene oltre cento organizzazioni e associazioni. Si occupa di bambini, persone senza dimora, disabilità e malattie. Ma sceglie anche battaglie che, in quegli anni, significavano affrontare paure e pregiudizi profondamente radicati. Il suo impegno accanto alle persone con HIV e AIDS assume un significato particolarmente forte in un periodo in cui la malattia era ancora circondata da paura, stigma e disinformazione. Diana comprende qualcosa di estremamente moderno: la popolarità può diventare responsabilità. Utilizza l’enorme potere della propria immagine non soltanto per essere fotografata, ma per spostare quelle stesse telecamere verso persone e problemi che troppo spesso rimanevano ai margini.

 

Lady Diana

 

Negli ultimi mesi della sua vita porta poi l’attenzione internazionale sulle mine antiuomo. Nel gennaio 1997 visita l’Angola; nei mesi successivi continua a sostenere la campagna e, nell’agosto dello stesso anno, visita alcuni progetti contro le mine in Bosnia. Sono immagini destinate a rimanere nella memoria collettiva: una delle donne più fotografate del mondo che utilizza quella notorietà per parlare di chi una voce, spesso, non ce l’aveva. Dietro il sorriso, le crepe Intanto il matrimonio con Carlo si deteriora sotto gli occhi del mondo. Alla pressione della vita di corte si aggiungono le difficoltà private della coppia e un’attenzione mediatica diventata incessante. Nel dicembre 1992 viene annunciata ufficialmente la separazione.

 

 

Lady Diana

 

Tre anni dopo, nel novembre 1995, Diana concede alla BBC l’intervista destinata a entrare nella storia, parlando pubblicamente dell’infelicità vissuta nel matrimonio e delle pressioni legate al proprio ruolo. Il divorzio diventa definitivo il 28 agosto 1996. Diana perde il trattamento di Her Royal Highness, ma mantiene il titolo di Diana, Princess of Wales, continua a vivere a Kensington Palace e porta avanti, con maggiore autonomia, il proprio impegno pubblico e umanitario. A quel punto la principessa della favola era diventata qualcosa di molto diverso. Il pubblico aveva conosciuto anche le sue contraddizioni: privilegiata e vulnerabile, famosissima e allo stesso tempo esposta a una profonda solitudine, parte della monarchia ma capace di mettere in discussione alcuni dei suoi codici e delle sue distanze. E forse proprio quelle fragilità, anziché indebolirne l’immagine, contribuirono a renderla ancora più vicina alle persone.

Parigi, 31 agosto 1997

Poi arriva la notte che interrompe tutto. Tra il 30 e il 31 agosto 1997, l’automobile sulla quale Diana viaggia insieme a Dodi Fayed rimane coinvolta in un violentissimo incidente nel sottopasso di Place de l’Alma, a Parigi. Diana viene trasportata all’ospedale Pitié-Salpêtrière, dove muore nelle prime ore del mattino. Aveva 36 anni. Nell’incidente muoiono anche Dodi Fayed e il conducente Henri Paul, mentre la guardia del corpo sopravvive gravemente ferita. La notizia attraversa il mondo e provoca un’ondata di dolore collettivo impressionante.

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Lady Diana

 

Davanti a Kensington Palace si accumulano fiori e messaggi. Milioni di persone partecipano, anche a distanza, a un lutto che assume rapidamente una dimensione mondiale. Il 6 settembre 1997 si celebrano i funerali a Westminster Abbey. Diana viene poi sepolta ad Althorp, nella proprietà della famiglia Spencer. Non muore soltanto una principessa. Per milioni di persone scompare una donna nella quale, nonostante privilegi apparentemente irraggiungibili, avevano riconosciuto qualcosa di sorprendentemente vicino. Perché Diana è ancora Diana A 29 anni di distanza, ridurre Lady Diana alla principessa infelice sarebbe probabilmente il modo meno interessante di ricordarla.

 

Lady Diana

 

Diana contribuì a modificare il rapporto tra monarchia e opinione pubblica. Portò emozioni, contatto e vulnerabilità dentro un’istituzione tradizionalmente costruita anche sulla distanza. Fu un’icona di stile, certamente. Ma seppe comprendere che essere una delle donne più fotografate del pianeta poteva significare qualcosa di più che apparire sulle copertine. Poteva significare accendere una luce. Sull’AIDS. Sulle mine antiuomo. Sulle persone senza dimora. Sui bambini. Su chi aveva bisogno che qualcuno utilizzasse la propria notorietà per farsi ascoltare. E poi ci sono William e Harry. Due uomini che hanno seguito strade profondamente diverse, ma sui quali la presenza della madre continua inevitabilmente a proiettarsi.

Ci sono i nipoti che Diana non ha mai potuto conoscere e una nuova generazione dei Windsor cresciuta in una monarchia che, rispetto al mondo nel quale lei entrò nel 1981, ha dovuto imparare a confrontarsi molto di più con emozioni, comunicazione e opinione pubblica. Forse è proprio qui che si trova una parte del mistero di Diana. Non nella perfezione — perché la sua storia perfetta non lo è mai stata — ma nella capacità di trasformare anche le proprie fragilità in un linguaggio universale. Diana non è diventata indimenticabile perché era una principessa. Lo è diventata perché, anche dentro la favola, è rimasta profondamente umana.


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