Ci sono personaggi che entrano in scena e altri che, semplicemente, si prendono la scena. In l’Estranea di Paolo Strippoli, Valeria Bruni Tedeschi appartiene decisamente alla seconda categoria. Quando appare, qualcosa cambia: non soltanto nella storia, ma nell’atmosfera stessa del film. La sua Estranea è elegante, imprevedibile, ironicae inquietante, una presenza quasi luciferinache sembra conoscere le debolezze degli altri meglio di quanto loro stessi riescano a fare.
Al centro del racconto c’è Anna, interpretata da Jasmine Trinca, una madre che vive dentro l’idea di una famiglia perfetta e che, dopo un drammatico incidente, si trova davanti a una scelta impossibile. L’Estranea le offre una possibilità di salvezza, ma ogni desiderio ha un prezzo e ogni sceltaporta con sé una conseguenza. Da quel momento, ciò che sembrava poter ricomporre l’equilibrio familiare diventa l’inizio di unaspirale sempre più difficile da fermare.
È proprio nel rapporto tra Trinca e Bruni Tedeschi che il film trova una delle sue intuizionipiù interessanti. Durante la conferenza stampa, Strippoli ha raccontato come il personaggio dell’Estranea, già nella fase di scrittura, finisse per avere qualcosa che rimandava alla personalità di Anna. La scelta di Valeria Bruni Tedeschi sembra così quasi naturale: la sua presenza diventa una sorta di riflesso deformato della protagonista, una versione più libera, istintiva e spregiudicata di ciò che Anna non riesce a esprimere.
Le due donne sembrano quindi appartenere a mondi diversi, ma in realtà sono profondamente connesse. Anna rappresenta il bisogno di tenere tutto sotto controllo, di proteggere, organizzare, prevedere. L’Estranea, al contrario, arriva per mettere in discussione proprio quell’ordine, portando in superficie desideri, paure e pulsioni che Anna aveva cercato di tenere nascoste.
Una trattiene, l’altra irrompe.
Una cerca disperatamente di mantenere intatta l’immagine della famiglia, l’altra sembra divertirsi a mostrarne tutte le crepe.
Ed è qui che il film supera la dimensione del semplice racconto fantastico per diventareuna riflessione molto umana sul ruolo dellamadre, sul desiderio e sulla difficoltà di accettare le proprie imperfezioni.
Jasmine Trinca interpreta una donna lontanadall’immagine rassicurante della madre ideale. Anna ama i propri figli, ma il suo amore si trasforma progressivamente in un bisogno di controllo. Vuole proteggerli, ma finisce per volerdecidere per loro. Vuole costruire il loro futuro, ma rischia di sostituire i propri desideri ai loro.
L’Estranea rappresenta invece la possibilità dirompere quelle regole. E Valeria Bruni Tedeschi interpreta questa libertà con una leggerezza sorprendente: è sofisticata e grottesca, seducente e disturbante, capace di passare dall’ironia a una dimensione quasi inquietante senza mai perdere il controllo della scena.

È proprio questa ambiguità a renderla magnetica. L’Estranea non è semplicemente una figura malvagia. È qualcosa di più sottile: una presenza che mette gli altri davanti a ciò che desiderano veramente e alle conseguenze che sono disposti ad accettare pur di ottenerlo.
In questo senso, Bruni Tedeschi sembraquasi dare corpo alla parte più nascosta di Anna. Come se ciò che la protagonistanon riesce a dire, desiderare o ammettere prendesse improvvisamente forma davanti a lei.
Il loro rapporto diventa così uno dei punti più affascinanti del film: non è soltanto un confronto tra due personaggi, ma un dialogo tra due parti della stessa identità.
Anche la scelta di raccontare una madre imperfetta è significativa. Il film non cerca di dividere il mondo tra chi ha ragione e chi ha torto. Anna può amare e sbagliare, proteggere e ferire, avere paura e diventare egoista. Allo stesso modo, anche la figurapaterna porta con sé fragilità e responsabilità. Nessuno è completamente innocente e nessuno è completamente colpevole.
Sono soprattutto i figli a ricevere ciò che gliadulti non sono riusciti ad affrontare: paure, ambizioni, sensi di colpa e traumi diventano un’eredità invisibile che attraversa le generazioni.

Strippoli costruisce questa dimensione attraverso un cinema del perturbante, fatto di silenzi, attese, spazi domestici e improvvise accelerazioni. La tensione cresce lentamente, quasi senza farsi notare, mentre la casa — simbolo per eccellenza della sicurezza familiare — diventa progressivamente il luogo in cui quella sicurezza viene messa in discussione.
Anche l’ironia ha un ruolo fondamentale. Il regista non mantiene mai un tono completamente cupo: inserisce momenti di humour nero e situazioni stranianti che rendono l’atmosfera ancora più imprevedibile. È una scelta che permette al film di non prendersi mai troppo sul serio, pur affrontando temi profondamente dolorosi.
Fotografia e suono contribuiscono a renderevisibile questo mondo interiore. La luce, i colori ela composizione delle immagini sembrano seguiregli stati d’animo dei personaggi, mentre rumori, silenzi, pioggia e tempeste accompagnano ilprogressivo disordine emotivo della famiglia.
Anche il tema della diversità si inserisce naturalmente in questo discorso. Il bullismo e l’emarginazione mostrano come ciò che non comprendiamo possa diventare immediatamentequalcosa da rifiutare. L’estraneo non è quindisoltanto chi viene da fuori, ma anche quella parte di noi che non vogliamo riconoscere.
Ed è forse proprio qui che Valeria Bruni Tedeschi trova la chiave più interessante della sua interpretazione. La sua Estranea non sembra arrivare per distruggere una famiglia già perfetta. Arriva per dimostrare chequella perfezione non è mai esistita davvero.
Dietro una bella casa, una famiglia rispettabilee un futuro apparentemente già scritto ci sono persone fragili, desideri inespressie ferite mai elaborate.

La perfezione, nel film, è soltanto una superficie.
E Bruni Tedeschi è la figura che quella superficie la attraversa.
Accanto a lei, Jasmine Trinca interpreta invece la donna che prova disperatamente a ricomporla.
È questo contrasto a rendere così potente illoro incontro: due attrici molto diverse, due energie opposte, ma unite dalla stessa crepa.
Alla fine, l’Estranea non è soltanto una donna misteriosa che propone un patto. È unapossibilità, una tentazione, quasi una voce interiore che chiede quanto siamo disposti a perdere per ottenere ciò che desideriamo.
E forse è proprio questa la parte più inquietante— e allo stesso tempo più umana — del film: scoprire che ciò che temiamo non ènecessariamente qualcosa che viene da fuori.
A volte è già dentro di noi.
E basta qualcuno capace di riconoscerlo per farlo emergere.
Cerco notizie ad Ovest Nord Ovest, sono logorroica e amante dell’informazione. Mi occupo di comunicazione, Social Media e speakeraggio radiofonico, mi piacciono le parole perché ognuna di esse racchiude un significato specifico. Nella vita ho sempre cercato di fare più cose insieme per poter imparare e migliorare, ritengo che c’è sempre tempo per trovare le proprie passioni basta perseguire la propria strada!I miei hobby sono la cinematografia, la fotografia e lo sport soprattutto il nuoto e la boxe, almeno per il momento! Il mio posto preferito è sicuramente il mare dove poter fare introspezione e staccare la mente.










