Non più un vezzo eccentrico né un tabù etico, ma un ritorno di stile che affonda le radici nel passato per parlare un linguaggio nuovo, moderno, consapevole. Sulle passerelle di Milano, Parigi e New York sfilano cappotti ampi, morbidi, avvolgenti: faux fur glamour, raffinata, d’archivio, che omaggia la tradizione reinterpretandola con una leggerezza contemporanea. È la stagione in cui il fascino della “pelliccia della nonna” scende dalla soffitta e torna a reclamare la scena, trasformandosi in un manifesto estetico di calore, eleganza e memoria.
L’Autunno-Inverno 2025-2026 recupera le forme storiche: maniche generose, colletti imponenti, volumi importanti che un tempo erano simbolo di status. Oggi quell’immaginario ritorna, ma con un’etica diversa. Gucci omaggia gli anni Sessanta e Settanta con cappotti marroni corposi, shearling abbinati alla lingerie e trench d’archivio che sembrano usciti da una pellicola cinematografica. Prada destruttura e ricompone, trasformando la pelliccia in un capo corto, squadrato, rigorosamente sintetico. Fendi lavora sul marrone, colore simbolo di stabilità e radici, reinterpretando il proprio heritage attraverso materiali rigenerati.

Accanto ai classici, sbocciano le interpretazioni più eccentriche: Vivetta azzarda con maculati giocosi, ironici, liberatori; Max Mara sceglie un bordeaux profondo e sofisticato; Jil Sander e N°21 riportano la pelliccia alla quotidianità attraverso linee pure, montgomery foderati e forme essenziali. E poi c’è il mondo visionario di Balenciaga, Miu Miu e Khaite, dove i dettagli fluffy diventano un tributo vintage al glamour perduto, finalmente alleggerito da un’etica nuova.

La tendenza è tornata anche fuori dalla passerella. Le strade delle Fashion Week sono state invase da celebrità e influencer avvolte in cappotti furry, spesso rigorosamente d’epoca. Google Trends registra un +85% di ricerche sulla parola “pelliccia”, segno che la conversazione è tornata viva. Oggi indossare una pelliccia vera ma vintage, pescata nei bauli di famiglia o nei mercatini d’archivio, è un gesto narrativo: “non è nuova, ma ha una storia”. Gen Z e Millennials non la vivono più come un simbolo di crudeltà, ma come un pezzo riciclato, rigenerato, parte di un lusso consapevole.

Eppure la questione rimane divisiva. La pelliccia completamente sostenibile non esiste: la vera porta con sé l’eredità degli allevamenti e dei trattamenti chimici, la finta rilascia microplastiche. Il vintage sembra la via più responsabile, ma non mette d’accordo tutti. La domanda resta centrale: è più sostenibile recuperare o produrre? In questa tensione, la moda trova il suo spazio di sperimentazione.

Nel frattempo, il lusso ha preso posizione. Armani nel 2016 è stato il primo a dichiararsi fur-free, seguito da Gucci, Versace, Prada, Valentino, e più recentemente Dolce & Gabbana, che ora utilizza solo eco-pellicce riciclate. Il gruppo Kering ha esteso la politica fur-free a tutti i suoi brand, da Saint Laurent a Balenciaga. Resistono alcune eccezioni: Fendi, custode storico della tradizione, sceglie la via del compromesso utilizzando montone rigenerato; alcuni marchi di LVMH rimangono più prudenti, senza dichiarazioni definitive.
L’inverno 2026 segna dunque l’alba di una nuova estetica: romantica ma consapevole, rétro ma responsabile, glam ma senza colpa. La faux fur diventa simbolo di un’epoca che cerca bellezza senza peso, memoria senza eccesso, lusso senza remore. Un gesto caldo che avvolge, rassicura, racconta. Un abbraccio che sa di passato, ma guarda dritto nel futuro.



