Madonna torna in pista con “Confessions II”: ballare per ricordare, liberarsi e ricominciare

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Madonna torna a fare quello che le riesce meglio: usare la pista da ballo per raccontare se stessa. Esce oggi Confessions II, il suo quindicesimo album in studio e il primo di inediti dopo Madame X del 2019. Il titolo richiama direttamente Confessions on a Dance Floor, il disco del 2005 che rilanciò la sua carriera grazie a brani come Hung Up, ma il nuovo lavoro non prova semplicemente a ripeterne la formula.

A ventuno anni di distanza, la musica da club diventa soprattutto uno strumento per fare i conti con il passato. Madonna ritrova il produttore Stuart Price, torna alla Warner Records e costruisce sedici tracce unite come un unico dj set. Dentro, però, non ci sono soltanto euforia e nostalgia: ci sono la New York degli esordi, i rapporti familiari, le persone scomparse e il peso di una carriera durata più di quarant’anni.

Il legame con il primo Confessions è evidente, ma non si esaurisce nel titolo. Anche il nuovo disco è costruito come un flusso continuo: sedici tracce collegate tra loro, pensate per essere ascoltate come un unico lungo dj set invece che separate in una playlist. La scelta appare quasi provocatoria in un mercato musicale dominato dall’ascolto frammentario, dai singoli brevi e dagli algoritmi. Madonna non chiede soltanto attenzione: pretende tempo, continuità e una certa disponibilità a perdersi dentro il disco.

 

Madonna

 

La vera differenza rispetto al 2005 è però nel rapporto con il passato. All’epoca Madonna utilizzava la disco music per costruire un’immagine proiettata in avanti; oggi la stessa cultura musicale diventa anche uno strumento per guardarsi indietro. In Danceteria ricorda i locali della New York in cui cercava di farsi conoscere all’inizio degli anni Ottanta, quando distribuiva le proprie cassette ai dj e frequentava una scena popolata da artisti, musicisti e personaggi destinati a entrare nella mitologia della città. Il club non è più soltanto il luogo dell’euforia: diventa un archivio personale, nel quale la cantante incontra le diverse versioni di sé costruite durante più di quarant’anni di carriera. 

È questo l’aspetto più interessante dell’album. Per decenni Madonna ha fondato la propria identità sulla trasformazione, cambiando suoni, immagine e linguaggio prima che il pubblico potesse abituarsi alla versione precedente. Tornare a un titolo già utilizzato potrebbe quindi sembrare il contrario di una reinvenzione. In realtà Confessions II prova a dimostrare che riconoscere la propria storia non significa restarne prigionieri. La nostalgia non è impiegata come un rifugio, ma come materiale da rielaborare.

Il disco continua a muoversi tra house, disco ed elettronica, ma nella parte conclusiva assume un tono più vulnerabile. Fragile affronta il rapporto con il fratello Christopher Ciccone, morto durante la lavorazione dell’album; in The Test, condivisa con la figlia Lola Leon, Madonna riflette sulle conseguenze della propria celebrità sulla vita familiare. La chiusura di L.E.S. Girl ritorna invece agli anni trascorsi nel Lower East Side, prima del successo, tra difficoltà economiche, relazioni e persone scomparse. Sotto la superficie della musica da ballo emerge così un disco attraversato dal lutto, dall’eredità e dal tempo che passa. 

 

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Madonna

 

Le collaborazioni coprono generazioni e pubblici differenti: Sabrina Carpenter compare in Bring Your Love, Feid in Read My Lips, mentre nel progetto trovano spazio anche Stromae, Martin Garrix e la stessa Lola Leon. Non sembrano però semplici ospiti convocati per rendere Madonna più vicina al pop contemporaneo. La struttura rimane saldamente nelle mani della cantante e di Price: nove dei sedici brani risultano scritti soltanto da loro due, a conferma di un progetto più unitario rispetto ad alcuni lavori precedenti

Madonna non prova a fingere di essere ancora la ragazza che distribuiva musicassette nei locali di Manhattan. La guarda da lontano, ne riconosce la fame, la paura e l’incoscienza, e la riporta con sé al centro della pista. Confessions II parla di memoria, famiglia, lutto e identità, ma lo fa attraverso la musica che ha accompagnato ogni sua trasformazione.

Il passato non viene celebrato né rimpianto, viene attraversato. Nei battiti del disco convivono le persone perdute, i legami rimasti irrisolti e tutte le versioni di sé che Madonna ha lasciato indietro. La pista da ballo diventa così un luogo in cui ricordare senza restare fermi, soffrire senza arrendersi e ritrovarsi senza tornare indietro. Per Madonna ballare non significa dimenticare, ma continuare a vivere mentre tutto cambia.


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