Marco Nardone racconta “Al cuore, Ramon”: emozioni, musica e vita vissuta

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Per la sezione interviste, Wonderyou magazine ha avuto il piacere di chiacchierare con Marco Nardone, cantautore e musicista italiano. 

E: Il titolo “Al cuore, Ramon” incuriosisce fin dal primo ascolto. Chi è Ramon e che significato ha questo titolo nel racconto complessivo dell’EP?
M:
Il titolo è una citazione di Clint Eastwood da “Per un pugno di dollari”. È un disco che parla di sentimenti, con qualche sprazzo di spocchia intellettuale e citazionismo snob. Mi sembrava la sintesi perfetta di questi due aspetti, come per dire “Soffro ma ho visto un po’ di film importanti, ditemi che sono bravo, vi prego!”. 


E: C’è un episodio, una persona o un luogo reale che ha acceso la scintilla per la scrittura di questo progetto?
M:
Il motivo è stato l’invecchiare: a 37 anni non mi ero mai messo in gioco in prima persona; dopo vent’anni di musica ho deciso che dovevo prendermi qualche responsabilità nei confronti della musica, usarla per comunicare e non solo per lavorare. Alla fine, scrivere queste canzoni si è rivelato il modo migliore per rispondere ai “come stai?” che mi chiedeva chi mi vuole bene. 

 

Marco Nardone

 

E: Nelle tue canzoni compaiono spesso personaggi e situazioni molto riconoscibili. Ti è mai capitato che qualcuno si sia riconosciuto in un tuo brano o abbia pensato di esserne il protagonista?

M
: Tutte quante le storie che racconto sono tutte ispirate a episodi o persone che ho vissuto e che frequento (o non frequento più̀). Sono convinto che l’unico modo per dire qualcosa di interessante sia parlare di quello che conosci, ho solo offerto il mio punto di vista sulla realtà̀ che vivo e che mi sembra molto più̀ ricca delle mie fantasie.

E: “Alla fine della festa” e “Sara” sono stati i primi assaggi dell’EP. Cosa raccontano di te oggi e perché́ hai scelto proprio questi brani per presentare il progetto?

M: In realtà̀ il primo singolo è stato “Sindrome”, che era il brano più̀ autobiografico e intimo. Volevo iniziare mettendomi a nudo, dichiarando subito che non avrei parlato di felicità. Raccontare delle sofferenze che mi porto dall’infanzia è stato un grande esercizio di apertura emotiva per me, un esercizio di terapia. Da quel momento vivo meglio. “Alla fine della festa” parla invece di un amore immaginato e non abitato, con sullo sfondo una festa di paese come nei racconti di mia nonna, quando si conquistavano le ragazze lanciando loro delle pannocchie e sognando di ballare davanti ai commenti dei pettegoli. 

 

Marco Nardone

 


E: Quale delle sei canzoni ha richiesto più̀ tempo o più̀ fatica per trovare la sua forma definitiva? M:
“Sara” è stata scritta nel 2021 e buttata in un cassetto. Quando l’ho rispolverata avevo già̀ arrangiato tutte le altre canzoni: tornare a quello che avevo scritto quattro anni prima e rimetterlo a nuovo è stato un processo un po’ faticoso, ma alla fine mi ha dato la giusta soddisfazione. 


E: I tuoi testi sembrano nascere dall’osservazione di dettagli quotidiani che spesso passano inosservati. Qual è l’ultima immagine o scena di vita comune che ti ha ispirato una canzone?

M: C’è molta più̀ sincerità̀ in una discussione davanti al bar che nei testi di Jovanotti o Bono Vox. Molto più̀ amore in un ragazzo che fa le 3 su una panchina aspettando di poter parlare con una 

ragazza rispetto alle canzoni romantiche di Giorgia. A me piace osservare le persone che non hanno nessun desiderio di grandezza, provare a capire cosa provano quando provano a non dire niente di sé. L’ultima canzone l’ho scritta guardando un tipo del paese che pranzava dentro il bar con un panino che si era portato da casa. Mi è sembrato il marito più̀ infelice del mondo. 

 

Marco Nardone

 

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E: “L’estate di Diego”, “Sara”, “Che lei non c’è”: dietro questi/ /toli ci sono storie reali, personaggi immaginari o un intreccio delle due cose?
M:
Diego e Sara sono persone reali, con storie reali, le canzoni sono quasi didascaliche. “Che lei non c’è” non riguarda qualcuno di specifico, volevo parlare di quel particolare sentimento che è il condividere un segreto con un amante. Tradire qualcuno: impone di chiedere completa fiducia a qualcun altro, mi affascina questo gigantesco paradosso.

E: Se dovessi descrivere ciascun brano dell’EP con una sola parola, quali sarebbero le sei parole che sceglieresti?
M:
Sindrome: Carezza. Alla fine della festa: Fisarmoniche. Che lei non c’è: Tradirsi. L’estate di Diego: Empatia. Nei musei e nei cimiteri: Novembre. Sara: Assolversi.

E: Le tue canzoni restituiscono uno sguardo lucido sulla contemporaneità̀. C’è qualcosa del presente che continui a osservare con curiosità̀ o che riesce ancora a sorprenderti?
M:
Dentro la mia piccola realtà̀ di provincia e di bar trovo mille storie che voglio raccontare. Personaggi reali, pieni di sfaccettature, non filtra: dalla globalizzazione e dal conformismo. Il prossimo disco sarà̀ probabilmente un concept album sul mio paesino, tutte le canzoni che sto scrivendo ora parlano di questo. Non l’ho scelto a tavolino, mi ci sono ritrovato spontaneamente. 

 

Marco Nardone

 


E: Dopo l’uscita di “Al cuore, Ramon”, quale pensi sia la direzione del tuo percorso artistico?
M:
Un percorso che non prevede ambizioni modaiole, costrizioni discografiche e singoli catchy. Se da un lato rimpiango di non aver iniziato a scrivere a 20 anni, essere fuori dal mercato mi permette di essere esattamente quello che voglio. Le mie canzoni sono il mio rifugio dalla musica che devo suonare come lavoro. Spero di continuare sempre così. Poi vorrei suonare dal vivo, ma nel 2026 mi sembra un sogno troppo poco realistico (rido, ma amaramente). 


E: C’è un territorio musicale o narra/vo che sen/ di voler esplorare nei prossimi lavori?
M:
Le parole saranno sempre al centro delle mie canzoni, le mie immagini e la mia retorica sono quello che voglio mantenere sempre a un livello che mi soddisfi pienamente. Musicalmente potrei andare in varie direzioni, non so se più̀ rock o più̀ leggere, più̀ immediate o sofisticate, ma l’unica cosa che so che non farò per questo progetto sarà̀ chiedere una rima o un giro di accordi all’intelligenza artificiale. 

 


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