Negli ultimi giorni non si parla d’altro: Nina Dobrev, attrice internazionale amatissima dal pubblico, sarebbe stata allontanata dal red carpet del Festival del Cinema di Venezia per fare spazio alle influencer. Una scena che ha acceso un dibattito enorme: chi merita davvero di calcare il tappeto rosso? E soprattutto: perché le influencer sono ovunque, anche nei contesti più istituzionali del cinema?

Il cinema e le influencer: due mondi che ormai coincidono
Siamo abituati a pensare che il red carpet debba essere calpestato solo dalle star del mondo cinematografico. Ma l’industria oggi è molto più vasta di così. Le influencer non sono soltanto “manichini digitali” che indossano abiti: oltre a rappresentare i marchi che le invitano, portano con sé un pubblico che le segue, le ama e si sente intrattenuto da loro. Questa attenzione genera viralità, amplia la conversazione attorno all’evento e attira fasce di pubblico appartenenti a nicchie che, altrimenti, non si avvicinerebbero al festival. Per questo la loro presenza è, nel bene e nel male, legittimata: il cinema vive di pubblico, e chi porta pubblico – che sia un attore, un regista o un’influencer – oggi ha un ruolo nel racconto mediatico del red carpet. Anche se, inevitabilmente, questa dinamica continua ad apparire discutibile agli occhi dei più tradizionalisti.

Ma allora… è giusto dare più spazio alle influencer che agli attori?
È la domanda che si stanno facendo in molti. Il caso di Nina Dobrev ha fatto discutere perché Nina non è un’attrice qualunque: è una figura amatissima in Italia grazie alla serie The Vampire Diaries, dove ha interpretato Elena Gilbert, Katherine Pierce, Amara e Tatia. Quattro personaggi diversi, quattro identità opposte, quattro interpretazioni che hanno dimostrato una versatilità rara. Nina è una professionista che ha saputo far amare e odiare i suoi personaggi come se fossero davvero persone diverse. E non solo: è anche seguitissima sui social, con numeri da vera influencer. Se parlassimo solo di riconoscibilità, engagement e pubblico, Nina incarnerebbe perfettamente gli ideali del red carpet contemporaneo. E allora perché allontanarla?

La verità dietro l’allontanamento
Secondo quanto riportato da diverse fonti presenti al festival, Nina Dobrev sarebbe stata fatta arretrare per far spazio alle influencer, tra cui Giulia Salemi, ormai presenza fissa e molto visibile sul tappeto rosso veneziano. La motivazione ufficiale è probabilmente legata alla logistica:
la security deve far scorrere il red carpet in modo rapido, soprattutto quando l’evento è sovraffollato e il flusso degli ospiti deve procedere senza interruzioni. In questi momenti, chi è atteso dai fotografi o dai brand partner viene fatto avanzare per non rallentare la scaletta mediatica. Ma ciò che fa storcere il naso, in questo caso, non è tanto l’allontanamento in sé, quanto il tempo ridotto dedicato all’artista, appena arrivata e reclamata dai fan. Nina è una figura con una carriera internazionale, una riconoscibilità enorme e un ruolo significativo nella cultura pop degli ultimi quindici anni: vederla arretrare per far spazio a un’influencer ha inevitabilmente sollevato domande.
Il nuovo conflitto del cinema
Ed è qui che nasce la questione più scomoda: se la gestione del flusso diventa prioritaria, non rischiamo di perdere il focus sul merito artistico? Il red carpet è sempre stato un luogo simbolico, un palcoscenico che celebra attori, registi e produzioni. Oggi, però, il red carpet sembra diventare un terreno in cui due mondi che dovrebbero coesistere finiscono per prevaricarsi, sovrapponendosi fino a confondere le priorità. La sensazione è che la visibilità conti più della filmografia e che la presenza di un’influencer possa valere, mediaticamente, più di quella di un’attrice che ha segnato un’intera generazione. E allora la domanda inevitabile è: ci sono davvero persone che “meritano” il red carpet più di altre? Oppure il concetto stesso di merito sta cambiando, adattandosi a un’industria che vive di pubblico, numeri e attenzione mediatica?
Patrizia Pandolfo è una Creator e Dottoressa in Biologia che intreccia scienza e arte in un immaginario personale e riconoscibile. La sua ricerca creativa si esprime attraverso progetti visivi, sperimentazioni narrative e contenuti che trasformano l’esperienza in linguaggio artistico. Il suo lavoro l’ha portata in televisione e all’attenzione del mondo editoriale. È in uscita il suo primo romanzo ispirato a fatti reali, un’opera che fonde vissuto e introspezione.









