Il genio di Ettore Petrolini torna alla ribalta, e lo fa con entusiasmo, rigore e sorprendente attualità.
Da oggi, 9 gennaio 2026, Chicchignola arriva sul palcoscenico del Teatro Gioiello di Torino, dove resterà in scena fino all’11 gennaio, aprendo ufficialmente la tournée di uno dei testi più emblematici del teatro italiano del Novecento. A guidare questo ritorno è Massimo Venturiello, interprete e regista, che affronta Petrolini senza nostalgia né imitazione, ma con uno sguardo lucido, contemporaneo, profondamente teatrale.
Accanto a Venturiello, in scena Maria Letizia Gorga, Franco Mannella, Claudia Portale ed Elena Berera, in uno spettacolo che fa dell’ascolto, del ritmo e della precisione attoriale la propria cifra. Le scene di Alessandro Chiti e gli arrangiamenti musicali di Mariano Bellopede accompagnano il racconto con misura, restituendo quella miscela di poesia e crudeltà che rende Chicchignola un testo ancora capace di interrogarci.

L’approdo torinese segue un momento particolarmente significativo nel percorso di Venturiello: il Premio Petrolini, ricevuto il 10 novembre scorso nella Sala della Regina della Camera dei Deputati, riconoscimento che sottolinea il dialogo profondo dell’artista con l’eredità del grande autore romano. Un legame che non si fonda sull’emulazione, ma su una libertà espressiva condivisa, su una visione del teatro come spazio critico, popolare e al tempo stesso colto.
La trama è, solo in apparenza, semplice. Chicchignola è un uomo qualunque, costruttore e venditore di giocattoli, che trascina il suo carretto per le strade di Roma ed è oggetto di scherno per quella che viene scambiata per ingenuità. Tradito dalla moglie e deriso dai “furbi”, sembra destinato a soccombere. Ma un finale inatteso ribalta la prospettiva e costringe tutti a confrontarsi con la propria superficialità.
È in questo cortocircuito che Chicchignola continua a parlarci: perché dietro la maschera dell’ingenuità si nasconde spesso la forma più autentica di libertà.

Intervista a Massimo Venturiello
— Chicchignola è spesso definita una commedia “semplice”. In realtà, cosa c’è di profondamente scomodo in questo personaggio per lo spettatore di oggi?
— È una commedia semplice solo in apparenza, ma al tempo stesso estremamente complessa. La drammaturgia è densa e, a distanza di circa un secolo, riesce ancora a stimolare riflessioni attuali. Chicchignola è un personaggio scomodo perché rifiuta l’omologazione e l’ipocrisia: è diretto, spietato nella sua sincerità. È, in fondo, un uomo libero.
— Lei ha ricevuto il Premio Petrolini pochi giorni prima dell’inizio della tournée. Quanto pesa – e quanto libera – portare in scena Petrolini dopo un riconoscimento così simbolico?
— Ho apprezzato moltissimo questo riconoscimento, soprattutto per la grande stima che nutro nei confronti di Petrolini. Dopo di lui ci sono stati tanti imitatori. Credo che oggi il servizio migliore che si possa rendere al suo teatro sia interpretarlo senza lasciarsi contagiare dalla sua enorme personalità scenica. È quello che cerco di fare.

— Chicchignola viene deriso perché considerato ingenuo. Nel nostro tempo iper-veloce, l’ingenuità è ancora una colpa o può diventare una forma di resistenza?
— L’ingenuità di Chicchignola è tale solo per chi crede che la furbizia e il senso pratico siano i valori fondamentali per vivere bene. In realtà, mai come oggi avvertiamo il bisogno di recuperare una dimensione poetica, di ridare centralità all’arte. Petrolini è stato un Artista, e in Chicchignola si identifica pienamente.
— Lei firma anche la regia: in Chicchignola ha scelto di proteggere il testo o di metterlo in pericolo?
— Proteggerlo. E, per farlo davvero, ho dovuto necessariamente ritoccarlo.
— Petrolini viene spesso associato a Plauto. Dove risiede oggi la sua vera modernità?
— Petrolini indaga l’animo umano con grande sapienza, evitando energicamente ogni banalità. Parla di noi come facevano i greci e i latini, e come – forse – continueranno a fare anche gli autori moderni.
— Che tipo di ascolto percepisce oggi dalla platea?
— Il teatro è e resterà sempre una casa in cui convivono una cultura “popolare” e una cultura “alta”. Quando questo accade davvero, gli spettatori ascoltano. E lo fanno profondamente.

Intervista a Maria Letizia Gorga
— Il suo personaggio si muove sul confine tra poesia e crudeltà. Come si trova l’equilibrio tra leggerezza scenica e responsabilità emotiva?
— Eugenia, compagna di Chicchignola, è il suo opposto. Lui idealista e ispirato costruttore di giocattoli, lei delusa dalla vita povera a cui è costretta. Ambiziosa, sedotta da Egisto, non comprende il valore e l’intelligenza di Chicchignola, che le consente di tradire per poi smascherare la vigliaccheria dell’amante. Eugenia è figlia di un tempo più duro e pratico: la sua furbizia sarà anche la sua condanna.
— In Chicchignola il femminile non è mai solo funzionale alla trama. Che sguardo ha scelto per il suo personaggio?
— Eugenia ha un’anima profondamente popolare, un cinismo quasi romano che la rende disillusa. Il suo obiettivo è il riscatto economico, che però la impoverisce umanamente. Il cinismo e l’ironia forzata diventano per lei l’unica difesa.

— Quanto incide il ritmo, anche musicale, sul suo lavoro attoriale?
— Moltissimo. È una vera partitura a più voci, un incastro armonico affascinante e divertente, soprattutto nelle parti più petroliniane. Le canzoni proseguono la drammaturgia e permettono di riscoprire brani della tradizione romana.
— Che tipo di spettatore immagina oggi in platea?
— Uno spettatore che si diverte riflettendo. In questa commedia degli equivoci si ride con un gusto dolce e amaro.
— Se Petrolini fosse oggi in sala, come reagirebbe?
— Credo riconoscerebbe la propria lucidità nel raccontare una società sempre più schiava del consumo e orfana di poesia. Forse si direbbe, citando il suo Nerone: “Bravo!… Grazie!”
Salve sono una manager esperta in comunicazione, che punta sull’innovazione e la ricerca, il mio settore è legato alla sfera moda anche se la mia cultura e il mio spirito di osservazione mi portano ad avere sfaccettature che sinergicamente si avvicinano all’arte, alla musica e a tutto ciò che svela la nuova tendenza. Adoro il mondo del Fashion che coltiva la cultura e le tradizioni: incantata dalla genialità di un Alexander McQueen e dall’eleganza innovativa di un Jean Paul Gaultier. Sono una sognatrice autentica che crede che le passioni sono l’alimento per concretizzare i sogni, amo viaggiare,visitare musei, conoscere e documentarmi sempre….




