Quando il jazz diventa racconto: Lino Patruno incanta Il Salotto di Pulcinella

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Ci sono serate in cui la musica diventa un tempio di emozioni, un luogo sospeso fatto di atmosfere che continuano ad accompagnarti anche dopo il concerto. Questa è una di quelle.

Nel cuore di Rione Monti, a Roma, esiste un luogo capace di custodire il tempo e restituirlo sotto forma di ascolto: Il Salotto di Pulcinella, storico e raccolto teatro di Via Urbana, da sempre punto d’incontro di artisti, attori e musicisti, profondamente legato alla cultura napoletana e al ricordo di grandi figure del passato, con un omaggio costante al Principe della risata, Totò.

È qui che il jazz ha ritrovato la sua dimensione più autentica Venerdì 23 gennaio: quella dell’incontro.
Non un semplice concerto, ma un’esperienza condivisa, intima, fatta di silenzi, sguardi e respiri che seguono il ritmo della musica.

 

 

Protagonista assoluto della serata è stato Lino Patruno, vero simbolo del jazz italiano e internazionale. Un maestro che non si limita a suonare, ma racconta. Ogni brano è preceduto o seguito da una parola, un ricordo, un frammento di storia che trasforma la musica in narrazione viva. È il privilegio di chi ha attraversato epoche, palcoscenici e incontri straordinari, e oggi sceglie di condividere tutto questo con generosità e misura.

 

Lino Patruno

 

Accanto a lui, una tredunion memorabile di artisti ha dato forma a un dialogo musicale ricco e raffinato.
Lorenzo Soriano, alla tromba, ha disegnato fraseggi limpidi e intensi;
Christian Antinozzi, al contrabbasso, ha sostenuto il tempo con eleganza profonda;
Clive Riche, voce, ha introdotto un registro caldo e profondo, capace di creare immediata connessione con il pubblico;
Italia Vogna, voce bossanova, ha avvolto la sala con sonorità sensuali e avvolgenti, evocando atmosfere senza tempo;
Lara Luppi, interprete carismatica del jazz, ha dato corpo e anima ai brani con presenza scenica e intensità;
Gianni De Crescenzo, al pianoforte, ha costruito trame musicali intime e avvolgenti;
mentre Pier Francesco Pitascio, sempre al piano, ha regalato preziose incursioni in stile ragtime, riportando il pubblico alle radici più autentiche del jazz.

 

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Lino Patruno

 

Il risultato è stato un flusso continuo di emozioni, una serata capace di far sognare, di rallentare il tempo e restituire alla musica il suo valore più profondo: quello dell’ascolto vero. Qui il jazz non è intrattenimento, ma presenza, dialogo, memoria che si rinnova.

Il Salotto di Pulcinella ha fatto il resto. La sua dimensione raccolta non amplifica, ma accoglie. Non separa palco e platea, ma li mette in relazione. In questo spazio, la musica non arriva dall’alto, ma passa tra le persone, creando un legame diretto, sincero, quasi confidenziale.

In un’epoca che corre veloce, serate come questa ricordano quanto sia ancora possibile fermarsi, ascoltare davvero e lasciarsi attraversare dalla bellezza.
E quando a guidare questo viaggio è un maestro come Lino Patruno, il jazz torna a essere ciò che è sempre stato: storia viva, emozione autentica, libertà.

Crediti foto: Giancarlo Fiori


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