L’11 agosto del 2014 accadde qualcosa di difficile da spiegare: improvvisamente, uno degli uomini che avevano fatto ridere di più il mondo lasciò dietro di sé un enorme silenzio. Robin Williams aveva 63 anni. Per molti era Mork, il professor Keating, Mrs. Doubtfire, il Genio di Aladdin, Patch Adams. Personaggi entrati nella memoria collettiva, diversissimi tra loro eppure attraversati quasi sempre dalla stessa capacità: arrivare alle persone.
A dodici anni dalla sua scomparsa, ricordarlo soltanto attraverso i suoi film sarebbe però riduttivo. Williams possedeva qualcosa che non si impara in una scuola di recitazione: una sensibilità quasi istintiva verso la fragilità degli altri. Nato a Chicago il 21 luglio 1951, studiò alla prestigiosa Juilliard School di New York. Il successo arrivò alla fine degli anni Settanta con Mork & Mindy. Era velocissimo, imprevedibile, capace di trasformare l’improvvisazione in un linguaggio personale. Sembrava che il suo pensiero corresse sempre qualche secondo più avanti degli altri.

Hollywood comprese presto che dietro quella comicità c’era molto altro. In Good Morning, Vietnam utilizzò l’ironia per entrare nell’assurdità della guerra. Con L’attimo fuggente divenne il professor John Keating, l’insegnante che invitava i propri studenti a pensare autonomamente, a cambiare prospettiva e soprattutto a non lasciare che altri decidessero quale dovesse essere la loro vita.
Poi arrivarono Risvegli, Hook – Capitan Uncino, Mrs. Doubtfire, Jumanji, Patch Adams. Film apparentemente lontanissimi tra loro che, guardati oggi, sembrano custodire un filo comune: l’attenzione verso chi ha bisogno di essere visto. Far ridere è un talento. Riuscire a far sentire qualcuno meno solo è qualcosa di diverso. Robin Williams riusciva a fare entrambe le cose.
E forse il personaggio che più di altri permette di comprenderne la profondità è Sean Maguire in Will Hunting – Genio ribelle. Uno psicologo che non cerca di dimostrare quanto sia bravo, ma prova semplicemente ad arrivare dall’altra parte. Williams recita sottraendo: poche parole, silenzi, sguardi. Quel ruolo gli valse nel 1998 l’Oscar come miglior attore non protagonista. È una delle contraddizioni più affascinanti della sua carriera: l’uomo dell’improvvisazione più travolgente sapeva essere straordinario anche restando in silenzio.

Fuori dal cinema esisteva poi un Robin Williams meno conosciuto. Per anni utilizzò la propria notorietà anche per sostenere iniziative solidali. Fu uno dei volti di Comic Relief negli Stati Uniti, contribuendo alla raccolta di fondi destinati alle persone senza dimora e in difficoltà, e partecipò a numerose iniziative benefiche. C’era quindi un’umanità che non apparteneva soltanto ai personaggi che interpretava.

Dopo la sua morte emerse una realtà che permise di comprendere diversamente gli ultimi mesi della sua vita. Williams soffriva di una grave forma di demenza a corpi di Lewy, una patologia neurodegenerativa complessa che può incidere profondamente sulle capacità cognitive, sul comportamento, sul sonno e sul movimento.
Ed è proprio qui che occorre attenzione nel raccontarlo. Definirlo semplicemente “il comico triste” significa trasformare una vita complessa in un’etichetta. Robin Williams non è stato la sua morte e non dovrebbe essere ricordato soltanto attraverso il dolore degli ultimi mesi. È stato talento, disciplina, intelligenza, generosità, inquietudine. Ma soprattutto possedeva quella capacità, sempre più rara, di osservare le fragilità senza trasformarle in debolezze.

Forse è per questo che alcuni suoi personaggi continuano a parlarci dopo tanti anni. Il professor Keating ci ricordava di pensare con la nostra testa. Patch Adams che la cura non può dimenticare l’essere umano. Sean Maguire che dietro certe difese può nascondersi una ferita. Mrs. Doubtfire che l’amore per un figlio può assumere forme imprevedibili. Personaggi, certo, ma dietro ognuno di loro c’era qualcosa di Robin.

Sono trascorsi dodici anni da quell’11 agosto. Il cinema ha continuato a produrre nuovi attori, nuove commedie, nuovi fenomeni. Eppure, quando sullo schermo ricompare quel volto e parte una delle sue improvvisazioni, accade ancora qualcosa: prima sorridiamo, poi inevitabilmente ci fermiamo un momento.
Ed è forse lì, in quel piccolo spazio tra una risata e un pensiero, che Robin Williams continua a esserci.
Salve sono una manager esperta in comunicazione, che punta sull’innovazione e la ricerca, il mio settore è legato alla sfera moda anche se la mia cultura e il mio spirito di osservazione mi portano ad avere sfaccettature che sinergicamente si avvicinano all’arte, alla musica e a tutto ciò che svela la nuova tendenza. Adoro il mondo del Fashion che coltiva la cultura e le tradizioni: incantata dalla genialità di un Alexander McQueen e dall’eleganza innovativa di un Jean Paul Gaultier. Sono una sognatrice autentica che crede che le passioni sono l’alimento per concretizzare i sogni, amo viaggiare,visitare musei, conoscere e documentarmi sempre….




