Non so i vostri ma il mio feed è intasato e stracolmo di video pubblicati da influencers che in questo momento si trovano a Dubai. Da chi ci vive, principalmente. Chi ha scelto di viverci da più o meno tempo. Mi è bastato rimanere sintonizzato per qualche secondo in più su alcuni di questi video per farmi poi inondare di contenuti simili da quella canaglia del mio algoritmo. Uno dopo l’altro,per giorni ho visto quasi solo questi contenuti.
Ho trovato di tutto, un po’ come un grande centro commerciale. Dalla imprenditrice che vive a Dubai da 2 anni “perché voleva cambiare la sua vita e ha avuto il CORAGGIO di farlo” (come se chi rimanesse nel suo paese d’origine per cambiare la propria vita non sia degno dell’aggettivo coraggioso) ai famosissimi eroi dei nostri tempi, i così detti “fuffaguru”, imbarazzanti personaggi che girano a piede libero sul web, sedicenti maestri di vita e di business che impartiscono lezioni, regalano imperdibili opportunità e vendono cose. Per lo più il loro target è chi ricorda a stento la tabellina del 7 e crede che evanescente sia il sinonimo di fosforescente. Vendono sempre qualcosa, un corso, una spilla o una t-shirt con una margherita. Wanna Marchi oggi verrebbe considerata una “fuffaguru”?
Qualcuno si è mai effettivamente iscritto ad anche solo uno di questi corsi? Nella mia cerchia di contatti mi risulta nessuno, per fortuna. Le/gli influencers adesso sono diventate/i professoresse/i universitarie/i di Geopolitica Internazionale, gli unici attori in campo capaci di portare una corretta informazione a noi beati ignoranti italiani, popolo di pecoroni che “ANCORA CREDE alle cazzate che dicono i giornali”. Hanno messo in cantina le dozzine di pacchi e pacchettini con cui ci deliziano con i loro interessantissimi unboxing e hanno tirato fuori occhiali da vista (finti) e cartina geografica. La lavagna l’hanno ordinata su Amazon ma data la situazione attuale forse tarderà ad arrivare. Intanto spiegano a voce, dietro uno schermo.

“Non dovete ascoltare i giornali e i telegiornali italiani, dicono tutte cazzate!” Sento dire in video da questa neo esperta di geopolitica che fino a ieri si preoccupava di tinte labbra e di accessori per cuccioli di Pomerania. Lei ne ha due, Fuffy e Chantal.
La mia preferita forse è stata una lamentela pubblicata tramite video da questa ragazza che vive a Dubai, imprenditrice, che racconta di quanto il sistema giornalistico italiano sia vergognoso perché contattata da dei giornalisti per rispondere ad alcune domande sulla situazione attuale della città, e, ad occhio e croce, le domande saranno state cose tipo “vi sentite sicuri? – credi che tornerai in Italia?” e cose così. Ma lei non ci sta e ci comunica tramite reel che è assurdo che un giornalista sia interessato a parlare con lei solo se ha da raccontare qualcosa in tono preoccupato per parlare del momento storico attuale. Come se fosse assurdo che durante un momento così delicato i giornali cerchino di contattare connazionali sul posto per capire le loro opinioni e come stanno vivendo la situazione. Sarebbe sicuramente stato più rilevante parlare di borsette di lusso e bagni in piscina nei rooftop più cool della città. O delle ciabatte costose comprate ieri in boutique e della batosta emotiva subita dal fatto di averle dovute comprare di color burgundy perché il color sabbia rovente era sold out.

Mi sorge una banale domanda: possiamo veramente ascoltare lezioni di geopolitica e di conflitti dagli influencers? Basta così poco per attestarsi come fonte attendibile anche quando si parla di qualcosa di così grande e complicato? Di un equilibrio di un territorio che si tiene sul filo di un rasoio (ad essere generosi) da decenni, con una storia molto intricata, che rigira su se stessa repressione, terrorismo, supremazia, morte, regimi violenti. Di un equilibrio geopolitico mondiale che si sgretola sempre di più, dove la legge del più forte sembra sempre più trovare strada tra le soluzioni possibili.
Non sono io a doverlo spiegare qui, ed è questo il punto, chi non è in grado di poter spiegare correttamente è meglio che non lo faccia affatto. Dietro all’ attendibilità delle fonti c’è un lavoro (o almeno ci dovrebbe essere) scrupoloso, meticoloso, che segue metodo, fatica, studio, intelligenza e cultura. Non basta avere un iPhone 16pro e aprire la fotocamera frontale. Teniamo in mente che l’informazione è un’altra cosa.
Forse non bisognerebbe solo parlare di meno di ciò che non si padroneggia, ma anche smettere cavalcare il palcoscenico social che eventi come questo, in modo macabro, portano. Tutto ormai, senza esclusione di colpi, è diventato condivisibile, tutto è diventato un potenziale contenuto. E attenzione, non notizia, perché la notizia è un’altra cosa. Che il dolore si fosse ormai incanalato in una deriva social pericolosa e fuorviante non è cosa nuova, ma la strumentalizzazione della guerra, dei conflitti, essendo anche un momento dove ci stiamo assuefacendo da notizie di intervento bellico, visto che le respiriamo da 4 anni pieni, è un passo successivo che come specie umana non ci meritiamo di oltrepassare. Dovrebbe esserci il divieto di accesso, e lasciare la divulgazione della guerra a chi ne ha competenze e conoscenza profonda.
Cerchiamo di informarci bene, con fonti attendibili, su giornali, siti d’informazione e telegiornali, mi inquieta non poco il pensiero che vorrebbero darci lezioni di geopolitica personaggi che potrebbero benissimo scambiare un missile balistico per un balsamo labbra alla mandorla. Sempre #Supplieby
Filippo Moro è uno sguardo curioso sul mondo, capace di trasformare un pensiero in parola con ironia e riflessione. Appassionato di scrittura e osservatore attento della realtà che lo circonda, ama dare forma a ciò che accade, offrendo un punto di vista lucido, chiaro e mai scontato.



