Torino Film Festival, cronaca del secondo giorno

Eleonora Ono

Il Day secondo inizia subito con il botto nel Grattacielo Intesa Sanpaolo con l’interessante masterclass con il grande maestro Pupi Avati (regista, sceneggiatore, produttore cinematografico), diretto da Steve della Casa.

In questo frangente, il regista spiega com’è nata la sua passione per il cinema e come è riuscito a creare una squadra, dal momento che erano persone comuni come il finanziere, il magistrato e così via. Perciò, non avendo una formazione culturale già bella che avviata poteva risultare complesso; invece, mise su un team valido per fare cinematografia.

Sicuramente Federico Fellini è stato il precursore ed apri pista per la carriera di Pupi Avati, una musa ispiratrice, ed oltre a questo sostiene a gran voce un pensiero importante:
Più i sogni sono improbabili, più sono grandi, più si avverano. Quelle persone che ce la faranno sono le persone più legate all’irrazionale, all’improbabile.

Pupi Avati è solito inserire nei suoi film personaggi molto particolari, partecipativi e vivi. Vi è molta introspezione, sensibilità, autoanalisi, e ciò è percepito da chi il set lo vive a trecentosessanta gradi; ad esempio, il timore di non essere all’altezza, la paura del giudizio, il non essere abbastanza adatti per quel ruolo. Pertanto, la sua bravura come regista arricchisce, aggiunge e, così facendo, non toglie nulla né all’attore né allo spettatore.

 

 

Infatti, nella sua nuova pellicola, si sta dedicando principalmente al disagio mentale (piccolo spoiler). 
Ed è qui che la lampadina gli si è accesa, poiché si è reso conto che il caos sociale è alla portata di tutti e particolarmente nella vita di ognuno.
Potrebbe essere a causa di questa nuova modalità di vita, totalmente frenetica, competitiva e sempre alla moda, in cui se non stai “sul pezzo” sei considerato il diverso? Oppure, il problema è che il genere umano non è abituato a scendere negli abissi più profondi di sé e quindi è in continua fuga?
Successivamente, il TFF continua a mantenere un ritmo alto tant’è che è sempre ricco di eventi e personaggi di spicco, come la presenza di Marcello Lippi, Ciro Ferrara e Pavel Nedved, il quale fa colorare la sala di bianco e nero, ed è subito un salto indietro nel tempo, chiaramente è figurativo(!). Del resto,  il calcio è sempre un’argomentazione che unisce e non divide, forse è necessario ciò?

Un anno difficile” di Oliver Nakache ed Eric Toledano è stato presentato come primo film fuori concorso con la presenza degli autori.
Grande lungimiranza e tempismo con quest’uscita cinematografica, tant’è che riguarda proprio la contemporaneità.

 

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La commedia è all’Italiana poiché i direttori artistici si sono voluti ispirare ad essa con il fine di narrare un concetto delicato e spinoso ma in chiave leggera.

La storia ambientata a Parigi nel 2023 racconta di un incontro quasi casuale di Bruno (Jonathan Cohen) e Albert (Pio Marmaï), che stanno trascorrendo un momento critico delle loro vite a causa di un grande problema economico. Nel frattempo scoprono un gruppo di “eco-attivisti” ma sono piuttosto scettici ma in un secondo momento diventano speranzosi di intascarsi qualche soldo, facendo ben poco, oltre che rubare cibo e bevande gratis. Come andrà a finire questa folle e curiosa trama?

Rimanete sintonizzati perché Torino regalerà tante emozioni!

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