Da Cédric Kahn a Paul Schrader, la Mostra affronta fragilità, memoria e inquietudini del presente. Sul tappeto rosso, Marion Cotillard, Maggie Gyllenhaal e Georgina Rodriguez.
Il terzo giorno di Venezia 83 cambia atmosfera. Dopo l’apertura nel segno di George Clooney e il passaggio di John Malkovich, il 4 settembre porta al Lido film che guardano da vicino alcune delle inquietudini del nostro tempo.
Cédric Kahn presenta in Concorso 15/18 (A Place to Heal), dedicato alla salute mentale degli adolescenti. Il regista entra in un’età complessa attraverso un luogo di cura e ascolto, cercando di restituire le difficoltà dei ragazzi senza trasformarle semplicemente in una diagnosi. Un tema delicato, che chiama in causa inevitabilmente anche il mondo degli adulti e la sua capacità di comprendere un disagio che spesso rimane invisibile.
Con Mr. Nelson, Did You Kill People?, Shinya Tsukamoto porta invece lo spettatore dentro le conseguenze della guerra del Vietnam. Geoffrey Rush interpreta Allen Nelson, arruolatosi nei Marines a diciotto anni con un’immagine quasi eroica del conflitto e costretto poi a confrontarsi con una realtà completamente diversa. Il ritorno a casa non cancella ciò che ha vissuto e il passato continua a riaffiorare.

Il cinema italiano arriva in Orizzonti con La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, tratto dal libro-inchiesta di Nicola Lagioia e dedicato alla vicenda di Luca Varani. Il regista sceglie di spostare l’attenzione sulla vittima, restituendole quella dimensione personale che la cronaca finisce inevitabilmente per mettere in secondo piano. Nel cast Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi, Simona Senzacqua e Valerio Mastandrea.
Alle Giornate degli Autori c’è poi Balcanica, esordio alla regia di Nicola Sorcinelli, con Matilda De Angelis. Il viaggio parte dall’Afghanistan, dove un direttore d’orchestra e suo figlio sono costretti a fuggire dopo la proibizione della musica, e prosegue lungo la rotta balcanica verso l’Italia. Una vicenda che intreccia migrazione e libertà artistica, affidando proprio alla musica un significato che va ben oltre la colonna sonora.

A chiudere le proiezioni in Sala Grande è Paul Schrader con The Basics of Philosophy, Fuori Concorso. Jack Huston interpreta John Jorissen, professore di filosofia in un college del Midwest impegnato nella scrittura di un saggio su Spinoza, mentre qualcosa del suo passato continua a tormentarlo. Con lui c’è Bill Pullman. A ottant’anni Schrader torna così su un terreno che conosce bene: la coscienza dell’uomo, il peso delle proprie azioni e la possibilità di fare i conti con ciò che si vorrebbe lasciare alle spalle.
Fuori dalle sale, intanto, la Mostra ritrova la sua dimensione più mondana.

Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria, sceglie l’Haute Couture Balenciaga, mentre Marion Cotillard punta su un’immagine più essenziale. Poi arriva Georgina Rodriguez, inevitabilmente tra le presenze più fotografate.

Questa volta sorprende proprio per una scelta meno appariscente rispetto a quelle alle quali ci ha abituati: completo blu notte, linee pulite e gioielli protagonisti.

Tra gli altri arrivi anche Susan Sarandon, Pamela Anderson, Laura Dern e J Balvin, mentre George Clooney torna a confrontarsi sul futuro del cinema insieme a Maggie Gyllenhaal, Alberto Barbera e Giuseppe Tornatore.
È un 4 settembre senza un unico nome capace di riassumerlo. Dall’adolescenza raccontata da Kahn alle ferite della guerra, dal caso Varani alla fuga di Balcanica, fino agli interrogativi morali di Schrader, sono i temi a costruire il carattere di questo terzo appuntamento.
E poi ci sono gli abiti, i fotografi, gli arrivi internazionali. Due anime che al Lido convivono da sempre.
Perché a Venezia può bastare uscire da una sala per ritrovarsi davanti a un mondo completamente diverso. Ed è anche questo contrasto, dopo tre giorni, a rendere la Mostra ancora imprevedibile.









